Gelminizzàti


14 SET 2009 – Se l’Italia, e in particolare quella che ci sta a cuore (sinistra-centrosinistra), fosse meno impegnata a guardarsi l’ombelico berlusconiano (a dire la verità, qualche centimetro più giù dell’ombelico) si accorgerebbe di essere in buona compagnia nel dibattito sulla scuola. Va bene che la Gelmini ci distrae tutti con la sua competenza più in tailleur che in questioni educative, ma questa non può essere la sola giustificazione al livello così basso del nostro dibattito sull’educazione. Basta guardare cosa sta combinando Obama e le critiche che si sta attirando non solo sulla riforma della sanità, ma anche sulla scuola. Il suo intervento all’apertura dell’anno scolastico, la sua presenza tra gli studenti (è da un bel po’ che non si vedeva un presidente così giovane parlare ai ragazzi), hanno provocato una levata di scudi da parte della destra americana che dà la misura di quanto importante sia la battaglia. Il presidente americano non è un rivoluzionario, come dicono i suoi oppositori, che tenta di instaurare il socialismo (o addirittura il comunismo) negli Stati uniti. E’ pur sempre, ricordiamolo, un avvocato di Chicago, di successo e ben preparato. Quello che sulla scuola lo caratterizza è stato richiamare i principi “fondamentali” in un periodo di grandissimo cambiamento (sia per la crisi che per la tecnologizzazione senza precedenti di un’intera generazione). E’ questo ad avergli attirato le accuse di politicizzare la scuola.L’Emilia-Romagna è stata nelle scorse settimane al centro del dibattito sulla politicizzazione della scuola. Il responsabile nazionale scuola per il Pdl è il deputato Fabio Garagnani (e qui i lettori bolognesi ben comprendono perché è così basso il livello del dibattito nel centrodestra). Garagnani ha accusato la consigliera comunale bolognese Daniela Turci, che è anche una preside, di portare la politica a scuola. Una polemica banale e molto stupida. Però non è un caso che sia “esplosa” in Emilia-Romagna perché quella che Garagnani chiama politicizzazione è in realtà la partecipazione democratica che caratterizza questa regione da sempre. Aspettiamo che il centrodestra sollevi il problema della presenza degli avvocati in parlamento per prendere sul serio quello che dice Garagnani.Però anche Garagnani è un po’ un facile rifugio dietro il quale nascondersi perché il problema del rapporto della politica e dei politici con la società civile non può essere risolto oggi con una battuta. In sostanza quello che è lecito chiedere con forza al centrosinistra, anche a quello emiliano-romagnolo, è di avere più coraggio e di riuscire a farci guardare più lontano. Magari tornando ai “fondamentali”, magari copiando brutalmente da Barack Obama. Un compito difficile ma come potrebbe essere altrimenti?A Venezia un gruppo di estremisti leghisti (di quelli che stanno al governo per intenderci) ha spaccato la faccia a due camerieri albanesi (foto a destra) e poi sfasciato il ristorante (di proprietà italiana, peraltro). Facevano “casino” e sono stati richiamati a un comportamento civile. Si sono sentiti legittimati (dal maronismo) a urlare “fateci vedere i permessi di soggiorno” e poi a prendere a botte i due camerieri albanesi. Insomma siamo ridotti, per dirla un po’ alla maniera leghista, a farci insegnare la civiltà in casa nostra. E a questo ci ha ridotto la Lega nord.Per la scuola il discorso è lo stesso. Perché l’imbarbarimento odierno è quello della ministra Gelmini che urla: nelle classi non più del 30% di stranieri. Quanti italiani avranno annuito soddisfatti… Senza fermarsi a pensare che non è certo una percentuale sparata lì che cambierà la realtà. E se in un paese (ce ne sono tanti in Emilia e in Romagna) il 60% dei bambini è straniero? Beh, facile: se ne lascerà la metà a casa. A questo siamo ridotti dal gelminismo-maronismo: a occuparci del nostro futuro partendo da queste idiozie.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet