Fuori gli Ogm dall’Italia


BOLOGNA, 9 SET. 2010 – Coesistenza o eccellenza. E’ questo il bivio davanti a cui si trova l’Italia in materia di Ogm, organismi geneticamente modificati. Se si sceglie di introdurre, a fianco delle coltivazioni tradizionali e biologiche anche quelle di tipo "Frankestein" il pericolo è di danneggiare la qualità e integrità delle prime. Questo perché la proliferazione degli Ogm è incontrollabile e può finire per contaminare ciò che, in quanto a geni, è cresciuto in maniera naturale. Un rischio che, a partire dalla Conferenza Stato-Regioni, chiamata a decidere sulle linee guida per la coesistenza, in pochi sembrano convinti ad assumersi. Soprattutto alla luce delle nuove competenze in materia che l’Europa è decisa a trasferire agli Stati membri. E’ di luglio, infatti, il pacchetto legislativo approvato dalla Commissione europea che non obbliga più ad approvare linee guida in materia di coesistenza tra diversi sistemi agricoli. "Una vera e propria svolta attesa da tempo nel nostro Paese", commenta l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni. "In conformità al principio di sussidiarietà – continua -, la Commissione lascia agli stati membri maggiore libertà di decidere in modo autonomo sulla base di motivazioni di interesse pubblico".Prima che da Bruxelles cambiassero totalmente atteggiamento sembrava che all’Italia non restasse altro che decidere come fare convivere il transgenico con le altre coltivazioni. Ora il quesito è se aprirgli la porta o tenerlo proprio fuori dalle modalità di produzioni agricole. Questo se l’Unione Europea non cambierà di nuovo orientamento prima dell’approvazione definitiva della direttiva che lascia a ciascuno stato la possibilità di escludere le colture Ogm. "Noi in Emilia-Romagna siamo già pronti", sottolinea Rabboni chiedendo al governo e al ministro Galan di sostenere con decisione il procedimento legislativo in corso in Europa.L’appello dell’assessore arriva nel momento in cui parte a Bologna "Sana", il salone internazionale del naturale. Un appuntamento considerato la principale vetrina italiana per l’agricoltura biologica e al quale la Regione è presente con uno stand e un vasto programma di iniziative. E dalla Fiera di Bologna che deve partire, secondo Rabboni, "il conto alla rovescia per un’Italia libera dagli organismi geneticamente modificati"."La grande forza dell’agricoltura emiliano-romagnola è rappresentata – conclude – dai prodotti Dop, Igp, biologici e tradizionali: un patrimonio di grande valore economico e commerciale, che tutto il mondo ci invidia. Sana 2010 offre l’occasione per far conoscere ai tanti visitatori e agli operatori italiani ed esteri le conquiste della nostra agricoltura certificata biologica, di qualità e libera da Ogm."

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