Franceschini: è nostra l’eredità di Marco Biagi


ROMA, 18 MAR. 2009 – "Il ricordo di Marco Biagi non nasce solo dal dovere della gratitudine per chi ha pagato con la vita il suo coraggio e la sua coerenza: è soprattutto un segno di affetto e di riconoscimento per gli insegnamenti che ci ha dato". Così il segretario del Pd Dario Franceschini, in un articolo che sarà pubblicato domani su Il Resto del Carlino, ricorda il giuslavorista Marco Biagi nel settimo anniversario della sua uccisione per mano delle Brigate Rosse. "Biagi era un riformista – scrive ancora Franceschini -. Operava come tutti i veri riformisti, con forti ideali, ma con il pragmatismo necessario per calare e far vivere i principi nella realtà. Per questa sua capacità di incidere sui problemi faceva paura ai terroristi, che lo hanno ucciso". Il segretario del Pd ricorda come "Biagi riteneva che si dovessero correggere certe rigidità dei rapporti di lavoro tradizionali, ma senza diminuire le tutele, promuovendo l’adattabilità e sostenendo l’occupazione". "Questo equilibrio – ragiona Franceschini – negli anni non si è mai realizzato e la flessibilità si è trasformata troppo spesso in precarietà". "La crisi attuale – si legge ancora nell’articolo – rende più che mai urgente sanare questa situazione, anzitutto garantendo a tutti i lavoratori, a cominciare dai precari, una protezione nei casi di crisi aziendale e di disoccupazione, la cassa integrazione e un assegno di disoccupazione che tuteli tutti". "Biagi – dice ancora il segretario del Pd – aveva proposto e contribuito a disegnare, dieci anni fa, questi ammortizzatori sociali universali, mai realizzati. Tocca a noi raccogliere queste indicazioni".

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