Fotovoltaico per mongoli, ma non solo


BOLOGNA, 29 OTT. 2009 – Il mondo cambia e l’edilizia si adegua. Di moda oggi ci sono parole come ecocompatibile, etnico, bioedilizia e sostenibilità. Le realizzazioni pratiche di questi concetti sono in mostra al Saie il salone internazionale della costruzione. In questa edizione alla fiera di Bologna si possono vedere progetti di ogni tipo, alcuni a prima vista molto strampalati, come quello della “Yurta fotovoltaica”, la tradizionale abitazione trasportabile delle popolazioni nomadi della mongolia unita all’energia elettrica fornita dal sole. A presentare questo esempio di abitazione sostenibile una testimonial che meglio non poteva addirsi: Syusy Blady. La popolare giramondo è tra i progettisti della casa nomade solare, un’idea che le è venuta in mente dopo il suo ultimo viaggio in Mongolia. “Ho girato molto per far conoscere a quanta più gente possibile questo grande simbolo di ecosostenibilità: la yurta è il prototipo della casa ecologica, strutturata completamente a incastro, smontabile e trasportabile, senza pali, né picchetti e fatta solo di legno e feltro”, ha detto Syusy Blady nel presentare l’abitazione. “Mi entusiasma mostrarla a chi si interessa di architettura sostenibile, perché è un esempio che gli architetti non possono ignorare, un’unità di sopravvivenza ideata in un tempo arcaico e remoto dai nomadi dell’Asia Centrale”, ha continuato la showgirl.Il progetto è frutto della collaborazione fra Mitsubishi Electic e due aziende italiane (Cariboni Lite e Reverberi Enetec) che hanno cercato il modo di fornire elettricità alla Yurta. Il risultato è stato il “Carretto del Sole”, ovvero un pannello solare mobile, capace di portare l’energia laddove serve. Il carretto contiene un sistema composto da una centralina di 3kg ed una batteria da 100Ah, insieme ad un modulo fotovolatico di ultima generazione, composto da 36 celle nominale pari ad una potenza nominale di 130W. Il sistema, applicato in questo caso ad una grande yurta bianca, può garantire l’illuminazione per otto ore consecutive. Il “Carretto del Sole” fa anche parte di un’iniziativa sulla promozione dell’agricoltura biologica e sulla sperimentazione di architetture naturali a livello urbano, denominato l’Orto dei Giusti, sulle colline di Bologna. Un’area a “statuto sperimentale” nella quale si svolgono attività di studio e di ricerca sui temi della sostenibilità dell’abitare il territorio.

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