Formazione per chi fa informazione. Ora c’è uno strumento in più


27 SET. 2011 – Gettare le basi per un giornalismo migliore. A Bologna il primo mattone è stato posato. Stiamo parlando della Fondazione dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, il primo strumento di questo tipo introdotto in Italia per garantire una formazione continua ai giornalisti. Un’esperienza che i fondatori vedono come indispensabile per districarsi e raccontare una società che si "articola e disarticola a velocità inimmaginabili fino a pochi anni fa", come ha spiegato Gerardo Bombonato, presidente dell’Ordine e della neonata Fondazione. Il progetto è stato presentato ieri nella sede della scuola di giornalismo. "Siamo solo all’inizio – ha detto Bombonato -, stiamo definendo linee e contenuti di uno strumento che è più agile e più snello per fare quelle iniziative che all’Ordine, in quanto ente pubblico, sono precluse".Formazione di tutti i tipi: da quella iniziale, attraverso la scuola e i corsi di preparazione agli esami, a quella per pubblicisti e addetti stampa. Formazione specializzata (Bombonato ha ricordato, ad esempio, il corso di Milena Gabanelli per il giornalismo video) con uno sguardo all’estero ("Pensiamo – ha detto Bombonato – a dei programmi di scambio con università straniere per dei mini Erasmus per giornalisti"). Claudio Santini, direttore della formazione, ha ricordato che "ora più che mai la differenza la fa la preparazione dei giornalisti che si trovano, spesso a maneggiare lo stesso materiale fatto di lanci di agenzie e comunicati".La Fondazione, che vedrà proprio nella scuola uno snodo per molte attività formative, anche di breve durata, "non vuole essere corporativa. Per questo – ha detto il presidente – nel consiglio di amministrazione ci saranno anche persone che fanno un mestiere diverso dal nostro". Fra questi l’assessore regionale Patrizio Bianchi. "La formazione – ha detto – deve essere vista come una capacità di elaborazione del pensiero. Un pensiero che riesca ad orientare, prima di tutti i professionisti in questo brodo di iperinformazione nel quale viviamo e ci perdiamo".

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