Forever young


Tondelli è uno scrittore morto (nel 1991). Pier Vittorio è uno scrittore vivo.Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è.Cerchiamo di chiarirci grazie all’aiuto di un paio di esempi.Ci sono poche cose più belle nella vita (ce ne sono molte altre, non fraintendiamo: ma usiamo l’iperbole una volta tanto!) che aggirarsi tra gli scaffali di una libreria, in un corto pomeriggio invernale, mentre fuori fa freddo e le vetrine stesse del negozio si appannano. Questa ipotetica libreria può essere grande, piccola, media, può far parte di una catena o essere uno degli ultimi esercizi commerciali indipendenti, ma, per quanto riguarda il nostro discorso, sarà in ogni caso ben difficile poter trovare in tutta comodità un libro dello scrittore Tondelli. Al massimo ci si potrà rivolgere a qualche commesso che prima consulterà il pc e poi andrà a recuperare Tondelli esattamente là, nello scaffale in alto (o in basso), nel ripiano genericamente indicato con “letteratura italiana”.Ma se invece digitate su Google “Pier Vittorio”, l’occorrenza più frequente è “Pier Vittorio Tondelli Camere Separate” con 179.000 voci. Tanto per fare un paragone “Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo” (romanzo culto degli anni Novanta) conta 35.800 occorrenze. Il che, senza dubbio, rappresenta un ottimo risultato per un autore scomparso nel 1991, quando l’utilizzo domestico e massiccio di internet era di là da venire. E questo vuol dire tanto.Vuol dire, sinteticamente due cose: – che lo scrittore Pier Vittorio ha sconfitto la temporalità della morte fisica dello scrittore Tondelli, entrando nelle teste, ma soprattutto parlando ai cuori di persone che, in percentuale non irrilevante, mentre lo scrittore correggese era vivo non rientravano nemmeno nei progetti dei loro genitori; – e che non sempre la massiccia esposizione di titoli in libreria rispecchia il comune sentire (mica una gran novità, quest’ultima affermazione).Quindi, Tondelli non lo troverete mai (più) nelle classifiche di vendita che settimanalmente sono redatte dai giornali; ma tanta gente continuerà a chiamarlo Pier Vittorio (Viki) e a partecipare ad occasioni come, per esempio, le Giornate Tondelliane che si sono svolte a Correggio venerdì 11 e sabato 12 dicembre. E questo perché? Non illudiamoci: esiste anche una certa ritualità nell’onorare il profeta in patria. Ma nel nostro caso, la persistenza e la diffusione del culto tondelliano, sicuramente non incentivato dagli organizzatori, si spiega nel fatto che Pier Vittorio Tondelli non ha scritto solo con la mano e con la testa, ma ha scritto con una voce tutta particolare, che è quella che lui stesso definiva come scrittura emozionale: e allora potranno anche passare gli anni e i decenni, ma l’emozionalità dell’uomo rimane più o meno sempre quella. Arrivano i vampiri, e i numeri primi, i moccia e i gialli, ma, per quanto riguarda la narrazione della vita, quello che rimane sopra tutto è la capacità di saper raccontare l’intimità delle persone: virtù in cui eccelle Viki. Una dote rarissima e sincera, che, al di là di tutte le mode passeggere, rende Pier Vittorio Tondelli vivissimo e vicino a noi, quasi stesse ancora una volta passeggiando per il corso Mazzini del centro di Correggio.Per la cronaca: la giuria dei Premi Tondelli ha assegnato il Premio per opere edite di giovani narratori a Bianco di Marco Missiroli, edito da Guanda, con questa motivazione: Bianco di Mario Missiroli è un romanzo complesso e maturo, in cui lo spessore della trama è sostenuto da una scrittura efficace ed incisiva. La macchina narrativa è costruita su una storia intensa che non conosce momenti di sbavature: Missiroli mette in scena le contraddizioni e le emozioni, i conflitti e i desideri nei confronti dell’Altro da Sé che muovono i suoi personaggi, riuscendo a coniugare con coerenza, ma senza cadere in una facile retorica, lo sviluppo del racconto e una riflessione più generale sul tema del pregiudizio e della violenza.

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