Fonsai, assemblea per fusione Unipol in corso


Ha preso il via l’assemblea di Fonsai chiamata ad approvare il progetto di fusione per incorporazione di Unipol Assicurazioni, Milano Assicurazioni e Premafin nella ex compagnia dei Ligresti. All’avvio dei lavori è presente 63,13% capitale sociale. Confermata la quota del 41,9% di Unipol, Anima detiene il 2,4%, Sator il 3,03% e Unicredit il 6,65%.

 

Il presidente di Fonsai, Fabio Cerchiai, ha ricordato che in mattinata ”l’assemblea di Unipol Assicurazioni ha approvato il progetto di integrazione” tra le quattro società. Dopo l’assemblea di Fonsai si riunirà nel tardo pomeriggio quella di Premafin mentre domani toccherà ai soci di Milano Assicurazioni e lunedì ai soci di risparmio della stessa compagnia dare disco verde all’operazione.

 

Si tratta di ”un’operazione che è stata individuata con finalità che non fossero prettamente industriali, è un’operazione di consolidamento. ”E’ una visione industriale – ha detto l’ad di Fonsai e Unipol Carlo Cimbri – che ci porta oggi a proporre un progetto che vada nella direzione di creare la seconda compagnia assicurativa italiana, la prima nel settore danni e la quinta nel settore vita”. La ”mission” del nuovo gruppo, ha spiegato, sarà ”concentrarsi sull’attività core, sull’attività di una compagnia assicurativa, cioè proporre sicurezza e gestire al meglio le attività affidate dagli assicurati, abbandonando diversificazioni, attivi e avventure varie che nel passato hanno caratterizzato la vita di Fonsai e concentrarsi su quello che le compagnie in passato hanno dimostrato di saper fare e che sapranno fare ancor meglio in futuro”. Cimbri ha ricordato alcuni numeri del gruppo post-fusione: circa 4500 agenzie (”anche se una parte si perderanno per le disposizioni antitrust che porteranno alla dismissione di un ramo d’azienda”) e circa 12 mila dipendenti con quattro poli direzionali a Bologna, Milano, Torino e Firenze. Obiettivo sarà perseguire ”uno sviluppo sostenibile, prevedendo una adeguata remunerazione del capitale che i soci hanno investito in questo salvataggio”. Tra i target finanziari e industriali c’è quello di ”raggiungere un’efficienza tecnica con un combined ratio del 93% al 2015, importanti sinergie di costi e ricavi per complessivi 350 milioni a regime e un utile attorno agli 800 milioni con un solvency ratio di assoluto riguardo”.

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