Fondi Ue, si rischia anno in bianco


C’è il rischio di “un anno in bianco” anche in Emilia-Romagna per quanto riguarda l’erogazione dei fondi strutturali europei. Lo segnala il presidente dell’Alleanza delle cooperative (Aci) in Emilia-Romagna, Giovanni Monti, nella sua relazione oggi al convegno “Cooperativa Europa” a Bologna al quale sono intervenuti il presidente di Cooperatives Europe Dirk Lehnhoff e, tramite messaggi, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz. Sui fondi strutturali, dice il numero uno regionale Aci, “occorre che il Governo italiano sciolga una serie di nodi che riguardano, in particolare, la relazione con le Regioni”. Se lo Stato ha accentrato la gestione di una buona fetta di risorse tramite i Programmi operativi nazionali (Pon) in ambiti come occupazione, istruzione e città metropolitane, questa strategia è già stata criticata dalla Regione Emilia-Romagna, “prima in Italia per capacita” di spesa sui fondi Fesr e Fse”, ricorda Monti. L’auspicio dei cooperatori è che Roma premi quelle Regioni che più si sono distinte nella capacità di investire risorse. Altrimenti, avvisa il presidente regionale Aci, “potrebbero verificarsi dei ritardi nel lancio dei primi bandi, sia a livello regionale sia a livello nazionale: la possibilità di avere un ”anno in bianco” è dietro l’angolo”, rimarca Monti ricordando che “la Regione programma di uscire con i primi bandi, se possibile, entro l’autunno” a “a livello nazionale ciò non è garantito”.

“Nessuno si senta offeso se diciamo che c’è bisogno di cambiamento nella rappresentanza sociale, nell’economia e nell’impresa, nelle istituzioni e nella politica”. Lo ha detto il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, in un videomessaggio inviato all’incontro ‘Cooperativa Europa’ organizzato a Bologna dall’alleanza Cooperative italiane. “La politica – ha continuato – nella sua storia ha commesso errori gravi, e però è diventato anche un alibi che ha consentito ad altri di far finta che il problema non li riguardasse. Io credo che ora siamo tutti coscienti che quello del cambiamento è un problema di tutti, un problema degli italiani e un problema del nostro paese ed è un problema dell’Europa. Perché i problemi dell’Italia sono all’ennesima potenza i problemi dell’Europa”. Per il ministro, c’è lo spazio per ripartire, “ma bisogna avere la radicalità necessaria perché altrimenti con il passo storico, con la discussione che non conclude, con i riti, non andiamo da nessuna parte”.

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