Fondazione Manodori, scommessa ad alto rischio


©TelereggioREGGIO EMILIA, 9 DIC. 2011 – La logica economica dell’operazione è questa. Per sottoscrivere integralmente la propria quota dell’aumento di capitale, la Manodori deve sborsare quasi 60 milioni. Sui conti della Fondazione ci sono 3 milioni, più un’obbligazione da 8 milioni che però scadrà soltanto in agosto. Dunque è necessario fare ciò che la Manodori non ha mai fatto: trovare una banca che apra una corposa linea di credito per finanziare l’operazione.
Ma perché l’ente guidato da Gianni Borghi dovrebbe indebitarsi? Alcuni amministratori della Manodori accarezzano l’idea di sfruttare questo passaggio delicato per mettere a segno un colpaccio. L’idea di fondo è che le quotazioni di Unicredit non possano scendere sotto i livelli attuali, ma soltanto risalire. La Fondazione, secondo questi amministratori, potrebbe da una parte sottoscrivere le nuove azioni e dell’altra vendere un’opzione call su quegli stessi titoli.
L’opzione call è uno strumento derivato che dà al compratore, in cambio del pagamento di un premio, il diritto di acquistare quei titoli ad un prezzo predeterminato. L’ente reggiano, sottoscrivendo le azioni ad esempio a 50 centesimi l’una e rivendendole a 70 pochi mesi dopo, potrebbe guadagnare molti milioni di euro in un batter d’occhio.
L’operazione ha un punto debole, che però è decisivo: l’opzione call dà all’acquirente il diritto di acquistare le azioni, ma non l’obbligo. Se le quotazioni di Unicredit, anziché salire, dovessero scendere, l’acquirente non comprerebbe i titoli. A questo punto la Fondazione non soltanto vedrebbe sfumare i profitti, ma si troverebbe ancora più esposta su titoli Unicredit, con in mano un grosso pacchetto di azioni deprezzate e soprattutto con decine di milioni di debiti il cui rimborso sarebbe decisamente problematico. E’ una scommessa ad alto rischio da cui gli amministratori della Manodori farebbero bene a tenersi alla larga.

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