Fondazione Manodori, il conto di Ghizzoni


©TelereggioREGGIO EMILIA, 8 FEB. 2012 – La partecipazione al recente aumento di capitale di Unicredit è costata alla Fondazione Manodori 28 milioni di euro. A conti fatti, è questo l’impegno economico che si è reso necessario per dare attuazione alle decisioni assunte a maggioranza dal Consiglio generale il 10 gennaio scorso. Con quei 28 milioni, la Fondazione ha sottoscritto il 47% della sua quota di aumento di capitale: circa 14,4 milioni di nuove azioni Unicredit, che portano il numero totale di titoli della banca nel portafoglio della Manodori a quota 29,6 milioni. La quota dell’ente guidato da Gianni Borghi nel capitale di Unicredit scende invece dallo 0,79 allo 0,51%.
Come ha reperito la Fondazione le risorse necessarie a sottoscrivere l’aumento? Circa 13 milioni li ha raggranellati vendendo sul mercato i diritti di opzione che non ha esercitato. Gli altri 15 milioni li ha invece messi insieme smobilizzando obbligazioni e quote di fondi d’investimento che deteneva.
La scelta dei vertici della Manodori attirò un mese fa una valanga di critiche. Con questa operazione, infatti, la somma investita dalla Fondazione nella banca negli ultimi 5 anni sale a 149 milioni di euro: un’autentica fortuna. Non solo: se la Manodori si fosse limitata a vendere i diritti, avrebbe incassato 24 milioni, anche se – d’altra parte – avrebbe registrato una forte minusvalenza.
In ogni caso, un risvolto positivo c’è. Il prezzo medio di carico dei titoli si è quasi dimezzato, scendendo da 8,9 euro a 4,7. In questo modo, insomma, il prezzo di carico delle azioni si è notevolmente riavvicinato alle quotazioni attuali, riducendo le minusvalenze potenziali. La possibilità di diversificare il portafoglio senza dover subire forti perdite, che sembrava essersi irrimediabilmente allontanata, torna dunque ad avvicinarsi: basta che il titolo Unicredit recuperi poco più di 50 centesimi. Toccherà agli amministratori della Manodori decidere se cogliere questa occasione.

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