Foibe, una riflessione sulle memorie divise d’Europa


Guarda il video REGGIO EMILIA, 19 FEB. 2009 – Il termine foibe è usato per indicare le uccisioni di migliaia di cittadini italiani compiute per motivi etnici-politici alla fine (e durante) la seconda guerra mondiale in Venezia Giulia e Dalmazia, per lo più compiuti dall’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. In misura minore e con diverse motivazioni furono coinvolti nei massacri anche cittadini italiani di nazionalità slovena e croata, oltre che alcuni cittadini di nazionalità tedesca e ungherese residenti a Fiume. Il nome deriva dagli inghiottitoi di natura carsica dove furono rinvenuti i cadaveri di centinaia di vittime e che localmente sono chiamati "foibe". A Reggio Emilia, presso i Chiostri di San Domenico, è possibile visitare fino al 21 febbraio una mostra documentaria divisa in due grandi aree tematiche, una dedicata ai massacri delle foibe, l’altra all’esodo giuliano-dalmata. Abbiamo incontrato lo storico Massimo Storchi di Istoreco, l’istituto culturale che ospita la mostra, per un breve approfondimento sul tema. “Bisogna smettere di usare la storia come mezzo di lotta politica” ci ha detto rispondendo riguardo al cosa fare per arrivare a una riconciliazione fra i paesi che hanno vissuto la vicenda delle foibe e dell’esodo. “Essendo una vicenda europea – ha continuato – va discussa in un  contesto europeo. Oggi la Slovena è all’interno della comunità europea, non esiste più la frontiera che allora, dagli anni ’20 agli anni del dopoguerra, fu oggetto di tanta violenza”.

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