Fnsi: “Minna offende l’informazione”


FERRARA, 17 FEB. 2010 – Il giorno dopo l’udienza preliminare del processo Aldrovandi Bis sui presunti depistaggi nelle indagini per la morte del diciottenne di Ferrara, alla Federazione Nazionale della Stampa, all’Associazione Stampa dell’Emilia-Romagna e all’Associazione Stampa Ferrara non vanno giù le dichiarazioni di Rosario Minna. E decidono di intervenire. "Un duro e offensivo attacco all’informazione è stato sferrato ieri, pubblicamente in un’aula del tribunale di Ferrara, dal procuratore della Repubblica – scrivono i 3 organismi in una nota – che ha definito ‘fogna mediatica’ il contributo grazie al quale giornali e tv locali e nazionali hanno tenuto viva l’attenzione attorno al caso giudiziario della tragica morte dello studente Federico Aldrovandi". "Inchiesta – continua il comunicato – che dopo mesi di silenzio riprese vigore soltanto in concomitanza con la diffusione di un blog della madre del ragazzo e, grazie al lavoro dei giornalisti che si sono occupati del caso e che a Ferrara vide anche un’iniziativa del sindacato dei giornalisti, assunse una dimensione mediatica nazionale. L’intervento del procuratore della Repubblica di Ferrara contro l’informazione e la libertà di stampa, con toni in nessun modo giustificabili – sottolinea il sindacato – appare sconcertante e ancora più grave perché rivolto in un’aula di giustizia dove si sta celebrando il processo sulle omissioni di cui devono rispondere quattro agenti della Questura". "La Fnsi, l’Aser e l’Associazione Stampa Ferrara – prosegue la nota – non possono accogliere in silenzio le parole del procuratore della Repubblica Minna ed esprimono piena e totale solidarietà ai colleghi indistintamente offesi dalle espressioni dello stesso procuratore. A fronte delle accuse di ‘eccesso di attenzione mediatica’ formulate da Minna – rileva ancora la nota – il sindacato dei Giornalisti ricorda che il lavoro attento e scrupoloso dei mezzi d’informazione è stato riconosciuto nelle motivazioni della sentenza del primo processo Aldrovandi (in cui altri quattro agenti sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo in omicidio colposo) dal giudice Francesco Caruso, il quale aveva sottolineato l’operato dei giornalisti con espressioni positive".

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