SAXA GRES LANCIA UN MINIBOND


SASSUOLO 9 GENNAIO 2017 Saxa Gres, la più grande fabbrica di piastrelle fuori dal distretto di Sassuolo, che ha sviluppato un processo industriale in grado di trasformare i residui di un inceneritore in sampietrini green per pavimentare le strade delle città,  ha collocato un minibond da 15 milioni di euro sul sistema multilaterale di negoziazione Third Market di Vienna.
Il bond, strutturato con il supporto legale di Dla Piper, servirà a finanziare l’acquisizione di due nuove linee produttive ed è garantito da un pegno non possessorio sui macchinari. Si tratta di uno tra i primi pegni di questo tipo costituiti in Italia, dopo l’entrata in vigore della norma introdotta dal governo con il decreto legge varato lo scorso 29 aprile in materia di procedure esecutive e concorsuali. L’istituto del pegno non possessorio prevede infatti che il debitore che dà in pegno un bene mobile destinato all’esercizio dell’impresa (per esempio un macchinario) possa continuare a utilizzarlo nel processo produttivo, mentre nell’ordinamento precedente perdeva l’uso del bene gravato da pegno.
Saxa Gres produrrà porcellanato e piastrelle nella fabbrica ex Marazzi Sud di Anagni (Frosinone), che era chiusa dal 2012 e che dava lavoro a 100 persone, utilizzando parte del materiale inerte proveniente dal termovalorizzatore di San Vittore. Ma il progetto industriale è stato oggetto di un’odissea burocratica durata anni, perché il processo di produzione innovativo non era ovviamente previsto dalle norme vigenti, che non lo vietano, ma nemmeno lo prevedono. Così il via libera della Regione Lazio si è fatto attendere 800 giorni e solo nei giorni scorsi è arrivato, sbloccando la situazione.
Sul sito di Saxa Gres è spiegato che Daniele Bartoccioni Menconi, presidente e cfo della società ed ex manager di Mediobanca a Londra, ha fondatola società di advisory e investimento Flexagon Capital Solutions e ha avviato come principal e manager l’operazione di ristrutturazione di Saxa Gres, strutturando il minibond che la società ha emesso e venduto a primari fondi anglosassoni e a family office italiani. Questo ha permesso alla società di uscire dalla procedura di concordato preventivo e di intraprendere il processo di ripartenza sotto la guida tecnica e commerciale del vicepresidente Francesco Borgomeo, a capo di Irses, Istituto di Ricerca fondato dal padre e da lui trasformato in società di consulenza specializzata in riconversioni industriali, dismissioni e rilancio di siti e aree in crisi.

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