SACE e Simest a bologna: “RE-ACTION. EXPORT CALLING”


BOLOGNA 13 LUGLIO 2016 In un mondo che viaggia a ritmi più lenti, in cui i rischi crescono e diventano più diffusi e la competizione globale si fa più agguerrita, secondo le previsioni di SACE (Gruppo Cdp) l’export italiano potrà mettere a segno una crescita del 3,7% medio annuo nei prossimi quattro anni, raggiungendo il valore di 480 miliardi di euro nel 2019, a patto di concentrare gli sforzi sulle geografie a maggior potenziale e rafforzare le proprie strategie d’internazionalizzazione.
Quali dunque le prospettive per l’export dell’Emilia Romagna, che da solo contribuisce al 13% dell’export nazionale? Quali i mercati su cui puntare? Quali gli strumenti per affrontarli? È da queste domande che ha preso le mosse oggi al Palazzo Re Enzo di Bologna il convegno organizzato da SACE, in collaborazione con SIMEST, per presentare l’ultimo Rapporto Export di SACE, quest’anno con un focus particolare sulla meccanica strumentale, settore di punta dell’export nazionale e in particolare dell’Emilia Romagna, con 16 miliardi di export nel 2015 e 3,7 miliardi nei primi tre mesi del 2016.
A questo settore, con il maggior potenziale di crescita davanti a sé, è dedicato il panel al centro dell’evento in cui si sono confrontati gli esperti del Gruppo Cdp e i protagonisti del panorama imprenditoriale del territorio: Paolo Bertazzoni per Bertazzoni, Alberto Rota per Rota Guido, Claudio Forlani per Siti-B&T Group e Carlo de Simone per SIMEST.
Il Convegno è stato l’occasione per presentare le iniziative a cui SACE e SIMEST stanno lavorando nell’ambito del nuovo Piano Industriale del Gruppo Cdp che metterà a disposizione delle imprese italiane ben 63 miliardi di euro per attività di export e internazionalizzazione entro il 2020 e prevede la creazione di una “porta unica” attraverso cui accedere all’offerta di SACE e SIMEST.
“Crescere attraverso l’internazionalizzazione è una sfida complessa, che le imprese dell’Emilia Romagna da tempo stanno affrontando con successo – ha dichiarato Beniamino Quintieri, Presidente di SACE –. Conosciamo bene il potenziale delle realtà presenti in questa regione, dove, solo nell’ultimo anno, abbiamo seguito quasi 1.700 aziende, in prevalenza Pmi, con € 2,6 miliardi di operazioni di export assicurate e investimenti garantiti. Oggi il nostro impegno diventa un lavoro di squadra con SIMEST, grazie alla creazione della “porta unica” per l’export e l’internazionalizzazione del Gruppo Cdp che ci permetterà di raggiungere un numero sempre maggiore di aziende del territorio offrendo una gamma integrata di servizi finanziari”.

L’export dell’Emilia Romagna: settori e mercati di opportunità
Dopo il risultato molto positivo messo a segno nel 2015, con oltre 55 miliardi di euro (ovvero il 13% dell’export nazionale), nel primo trimestre dell’anno l’export emiliano-romagnolo è rimasto sostanzialmente stabile, orientandosi prevalentemente verso i mercati europei.
Alcuni settori hanno comunque fatto registrare una forte crescita nel primo trimestre 2016 come gli apparecchi elettronici (+15,4%), l’altra manifattura (+11,6%), i prodotti agricoli (+9,2%), gli apparecchi elettrici (+8,7%) e la gomma e plastica (+5,9%). L’export risulta molto concentrato con i primi 5 settori che rappresentano oltre il 70% dell’export totale.
Sotto il profilo dei mercati di destinazione, sebbene l’Unione Europea risulti la meta principale, le previsioni di SACE offrono importanti direttrici di crescita verso un paniere diversificato di mercati emergenti, con profili di rischio certamente non trascurabili, che possono tuttavia essere affrontati con successo e profitto, puntando su coperture specifiche e un approccio strategico: Emirati Arabi e in prospettiva Iran per il Medio Oriente, Cina e Giappone in Asia, Stati Uniti nel continente americano, ma anche Repubblica Ceca e Polonia in Europa. Tra le geografie più rischiose per l’export della regione nel 2016, le previsioni segnalano invece Grecia e Russia.

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