Non c’è pace per le OPA “emiliane” mirate al delisting. DOPO PARMALAT RISCHIA BEST UNION


BOLOGNA 6 GIUGNO 2017 Dopo il fallimento di quella lanciata su Parmalat dall’azionista di controllo, il gruppo francese Lactalis, ci sono problemi anche per quella lanciata per delistare la bolognese Best Union Company specializzata nei sistemi di biglietteria elettronica e nella gestione degli eventi e/o di musei e grandi spazi come le fiere e i parchi diverimento.
Non è infatti sfruggito che l’Opa lanciata a 3 euro da Time for Ticket procede al rallenty e che sono state conferite
finora poche azioni (meno del 2,5% del totale atteso), ma nemmeno che un socio ha mosso le pedine: Jacopo Meneguzzo, tramite Palladio Holding, è salito al 10,024% del capitale di Best Union Company che in Borsa è entrata 10 anni fa. In precedenza l’investitore era accreditato, dal 31 gennaio 2017, di una quota del 5,197%. Palladio critica la bontà dell’operazione e contesta il prezzo offerto Non pare un’operazione favorevole all’OPA che è partita l’8 maggio 2017 e terminerà il 9 giugno 2017. L’altro socio rilevante: Rosario Bifulco, per ora pare stare alla finestra.
Time for Ticket che ha già il 75,3 % vuole il delisting. E’ animata dal fondatore Luca Montebugnoli (34,26% ) ma altri soci come il reggiano Stefano Landi (16,129%) e Giuseppe Pilenga con P4P International (32,07%)con aggiunta in aumento di capitale la quota del 17,5% di Bravo Capital tramite la controllata Luxempart Capital Partners Sicar sa, una società lussemburghese di private equity).
L’intenzione sembra comunque quella di delistare il gruppo, anche attraverso l’incorporazione di Best Union in una società non quotata e garantendo il diritto di recesso. Insomma Montebugnoli e i suoi partner sembrano decisi a chiudere il capitolo Borsa.
In gioco c’è un “gioiellino”
Dopo la gestione di Expo 2015 e la vendita dei biglietti del concerto-evento “Modena Park” di Vasco Rossi in programma il primo luglio, un sold out da record mondiale il giro d’affari del gruppo è destinato a salire rispetto ai ricavi nel 2016 pari a 56,7 milioni, con l’ebitda pari a 7,1 milioni (12,5% dei ricavi consolidati) e un risultato netto consolidato positivo per 2,3 milioni a fronte di un indebitamento finanziario netto di 1,1 milioni.
Poi c’è l’OPA su Bonifiche Ferraresi appena lanciata da BF Holding. Ma su quella sembrano tutti d’accordo.

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