DUBBI SULLE SCELTE DEL GOVERNO CHE NON VUOLE RATIFICARE GLI ACCORDI CETA


REGGIO EMLIA 16 LUGLIO 2018 Il vice premier Di Maio annuncia che non ratificherà gli accordi CETA che consentono a molti prodotti tipici di affrontare meglio il mercato canadese.
Secondo il il presidente del Consorzio del Parmigiano reggiano, Nicola Bertinelli (presidente anche di Coldiretti Parma): «Se dovessimo valutare un prima e un dopo Ceta – ha detto – dovremmo concludere che oggi quei 43 marchi riconosciuti (che sono solo una piccola parte dei marchi Dop e Igp italiani), sono in una condizione migliore di prima, quando non avevano tutela. Il problema è che il Ceta è diventato un modello per accordi successivi, come quello con il Giappone, Paese nel quale i prodotti italiani godevano di condizioni più favorevoli e che ora subiranno un trattamento peggiore».
Il Ceta inoltre riconosce all’Italia un incremento in 5 anni della quota di formaggi esportati a dazio zero da 13.500 a 32mila tonnellate. Un successo che però nasconde anche dei problemi. «In realtà – spiega infatti Bertinelli – quel plafond è stato distribuito dal Governo di Ottawa non agli importatori tradizionali, ma a un numero elevato di operatori tra i quali ci sono anche piccoli negozianti. Soggetti non attrezzati a garantire una distribuzione efficace e che spesso stanno svendendo il prodotto per fare cassa oppure stanno subappaltando le licenze a terzi operatori generando un’ulteriore pressione al ribasso». E forse da qui il calo del 10% del fatturato. «Il punto – conclude il presidente del Consorzio – è che non basta siglare un accordo, ma occorre vigilare su come viene applicato. E su questo l’Italia sconta un deficit di rappresentatività sui tavoli internazionali al quale bisogna velocemente porre rimedio».
ma non c’è solo il fondo.
«Non ratificare il Ceta sarebbe un grave errore – ha commentato ieri il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia – all’Italia il trattato conviene perché siamo un Paese ad alta vocazione all’export e attraverso l’export creiamo ricchezza. Dobbiamo chiederci solo se con questo accordo l’Italia esporta di più, e quindi è nell’interesse nazionale, oppure no. Ma la valutazione dei dati va fatta in una logica di Paese e non di singola categoria». E i numeri dell’export italiano verso il Canada nei primi cinque mesi di entrata in vigore del Ceta (ottobre 2017-febbraio 2018) parlano chiaro: +8% i macchinari; +15% l’agroalimentare; +15% i mezzi di trasporto (fonte Ice Toronto). In media una crescita del 12,8 per cento.

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