DONNE E LAVORO, IN EMILIA ROMAGNA GUIDANO IL 40 % DELLE IMPRESE ASSOCIATE A COOPERATIVE MA I DATI NAZIONALI NELLE IMPRESE EVIDENZIANO FORTI DISPARITA’ DI GENERE


BOLOGNA 8 MARZO 2019 Donne e Lavoro, in Emilia Romagna la situazione delle quote rosa si può definire confortante, quantomeno secondo i dati diffusi da Confcooperative. A poche ore dalla giornata dedicata dell’8 marzo, Confcooperative infatti fa sapere che cresce la presenza femminile nei Consigli di amministrazione delle imprese aderenti, che nel 40% dei casi hanno una donna alla presidenza o alla vicepresidenza.

Tra il 2015 e il 2018 le amministratrici sono cresciute del 9,7% raggiungendo quota 1.781 e arrivando così a rappresentare un quarto dei consiglieri. Ancora più marcato l’aumento delle vicepresidenti (+24,6%, pari a 344), mentre sono 300 le presidenti di cooperative. Crescono poi anche le cooperative femminili dove le donne rappresentano la maggioranza (+3% negli ultimi tre anni); parliamo di 333 imprese, pari al 22% delle aderenti, dato più alto rispetto a quello generale del sistema cooperativo regionale (18,6%).

“Le donne trovano nella cooperativa la forma di impresa che meglio di altre si presta a valorizzarle in ruoli di responsabilità e guida, fungendo da vero e proprio ascensore sociale ed economico” dichiara il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza, in occasione della Festa della Donna dell’8 marzo.

Welfare, servizi e cultura sono i settori che vedono una maggiore presenza femminile; la governance rosa delle nostre cooperative si attesta al 23%, mentre il 63% degli oltre 81.000 occupati è rappresentato da donne, parliamo di circa 51.200 lavoratrici che nella maggior parte dei casi sono anche socie della loro impresa.

La vitalità della cooperazione femminile, in particolare all’interno del sistema Confcooperative, è confermata anche da altri dati. Le cooperative femminili costituite negli ultimi 10 anni sono il 27,2%, percentuale superiore a quella generale, a dimostrazione del fatto che tra le nuove cooperative la presenza di donne è più diffusa. Discorso analogo va fatto per le cooperative giovanili (composte da amministratori under 40), dove la presenza femminile sale al 39,4%.

“La presenza delle donne cresce anche nella rappresentanza: negli ultimi rinnovi delle cariche associative regionali e provinciali, sono diverse le dirigenti che hanno accettato la sfida”dichiara Anna Piacentini, presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative Emilia Romagna. “Questi risultati sono anche il frutto del progetto di investimento che Confcooperative ha avviato sulle dirigenti cooperatrici nell’ottica di aumentare la consapevolezza e la preparazione a ricoprire ruoli di rilievo. I dati di occupazione e di presenza nei CdA delle cooperative inoltre confermano la capacità del movimento cooperativo di dare risposte adeguate alla domanda di imprenditorialità e occupazione che arriva dal mondo femminile, tenendo conto delle peculiarità e delle esigenze rappresentate dalle donne nel mondo dell’impresa”.

La Commissione, in tal senso, è impegnata con il progetto ‘VIEW – Violenza Impresa Welfare’ per costruire una rete regionale di cooperative per fornire servizi alle imprese ed alle donne, a partire da politiche di conciliazione famiglia-lavoro, iniziative di prevenzione per la salute, prevenzione e contrasto alla violenza sui luoghi di lavoro e formazione per il management. L’obiettivo è rafforzare il progetto di Rete della Regione Emilia-Romagna.

A livello generale però le cose non vanno bene!!
Solo il 17% dei dirigenti e’ donna e spesso ancor meno tra i primi riporti dell’a.d. mentre la presenza femminile nei Consigli di amministrazione raggiunge il 36%; il 13% dei presidenti di Cda e’ donna. Nessuna delle aziende analizzate ha una donna come amministratore delegato. E’ quanto emerge dalla ricerca “Diversita’ di genere nel mondo aziendale. Tra gender pay gap e valorizzazione del talento femminile” realizzata da EY in collaborazione con AICAS (Associazione Italiana Consiglieri di amministrazione e Sindaci) e presentata alla Camera dei Deputati. Lo studio, realizzato su dati raccolti nel 2018, si basa su un campione di 34 realta’ industriali e istituzioni finanziarie tra le piu’ importanti del nostro paese, che impiegano complessivamente piu’ di mezzo milione di dipendenti. Il settore finanziario ha complessivamente piu’ donne (48%) ma ha una percentuale di dirigenti piu’ bassa (15%). Il report evidenzia che, nelle aziende italiane, le donne occupano il 42% delle posizioni (il 48% nel settore finanziario) ma faticano a raggiungere ruoli di responsabilita’: tra i quadri la percentuale e’ del 32% e crolla al 17% per i dirigenti. Se poi ci si focalizza sui ruoli apicali di business, le difficolta’ delle donne sono ancora piu’ evidenti: solo 11% delle aziende analizzate, e addirittura lo 0% in mediana nel settore finanziario, vede una donna in queste posizioni. Secondo la ricerca EY-AICAS, le donne dirigenti apicali operano soprattutto nella aree marketing dove sono il 43% del totale, nel legale (41%), nei controlli interni (33%) e nelle risorse umane (31%), mentre sono assenti tra i direttori generali e quasi del tutto assenti in ambiti quali le operations, il business development, l’IT, l’area finanziaria. Lo studio rivela, inoltre, che la presenza femminile nei Consigli d’Amministrazione, sostenuta dalla Legge Golfo-Mosca che ha imposto le quote di genere nei CdA delle societa’ quotate e partecipate, e’ cresciuta negli ultimi anni raggiungendo il 36% (il 33% nei Collegi Sindacali). Riguardo al pay gap tra uomini e donne, il report mostra che esso ha dimensioni contenute per impiegati (-7%) e quadri (-6%), mentre la differenza e’ piu’ rilevante per i dirigenti (-14%). Per sostenere lo sviluppo di competenze delle proprie dipendenti, il 42% delle aziende analizzate sta lavorando su percorsi di sviluppo, formazione, mentoring, coaching dedicati alle donne. Inoltre, negli ultimi cinque anni il 91% del campione ha definito piani di welfare ritenendoli strumento utile anche alla gestione della diversity: il 30% ha istituito orari di lavoro piu’ flessibili, il 24% ha creato un asilo aziendale o eroga sussidi per gli asili privati, il 20% ha definito percorsi di formazione alla genitorialita’.

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