Alce Nero: bilancio 2016 da record


BOLOGNA 11 LUGLIO 2017 “Nel business plan al 2021 stimiamo un fatturato intorno a 180 milioni di euro a fine periodo, con una quota destinata all’export di circa il 25-30% rispetto all’attuale 15-20%”. E’ questo l’obietivo a medio periodo di Alce Nero (“agricoltori biologici dal 1978”, recita il sito), come indicato a Radiocor da Massimo Monti, amministratore delegato della societa’ che prende il nome da uno stregone e capo indiano della tribu’ Sioux Olgada, ma che ha sede a San Lazzaro di Savena (BO). Nel 2011 Alce Nero aveva un fatturato di 21 milioni, l’anno scorso lo ha piu’ che triplicato a 69,8 mln (+14,8% annuo) a fronte di un risultato netto di 1,38 milioni (+38% sul 2015) e punta appunto a 180 mln di ricavi al 2021. Il tutto passando per un “2017 che sara’ un anno di consolidamento – sottolinea Monti – dopo la grande corsa degli ultimi anni. Speriamo comunque in una crescita del fatturato del 10% circa, anche se nel primo semestre siamo un po’ sotto budget, intorno a un +6%”. Un rallentamento che riflette la frenata della crescita registrata a livello di mercato, nel comparto ‘biologico specializzato’, iniziata nel IV trimestre 2016 e proseguita con l’inizio di quest’anno. Alce Nero e’ il secondo principale azionista di se stesso con una quota del 18,97%, preceduta dalla Cesenate Conserve Alimentari con il 35,68. Il terzo azionista e’ Conapi con il 12% mentre tra i soci minori (“ma storici”) c’e’ Pompadour Te’ con lo 0,56%. Un azionariato diffuso, che potrebbe far pensare a una possibile apertura verso un capitale ‘flottante’, attraverso una quotazione. “La Borsa non e nei programmi – riflette Monti – ma, per un gruppo come Alce Nero, ci potrebbe stare”.

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