40 ANNI DI CENTERGROSS: IDEE GLOBAL PER LA MODA E IL TESSILE MADE IN ITALY


BOLOGNA 24 NOVEMBRE 2017 Quali prospettive per il comparto moda in Italia, settore chiave per il Paese? In un mercato globale sempre più incostante, non esistono più “rendite di posizione” da tutelare: occorrono nuove energie e coraggio per cavalcare il cambiamento e affermarsi con maggior forza in un settore che si sta facendo via via più competitivo, puntando anche sull’internazionalizzazione. In quest’ottica, il distretto Centergross di Bologna rivolge le sue attività commerciali per il 60% all’estero (Asia, Europa, Stati Uniti e Medio-Oriente), con 10.000 buyer che lo attraversano quotidianamente e oltre 1.600.000 accessi nel corso dell’ultimo anno.

Il Centergross di Bologna, nato nel 1977 da una visione lungimirante dei maggiori imprenditori all’ingrosso del territorio bol ognese, è diventato oggi il più grosso polo commerciale dell’Emilia-Romagna, con oltre 540 aziende che operano al suo interno (di cui 240 brand moda, 98 imprese che producono tessili e accessori, 94 realtà esperte nel commercio di alta tecnologia e 111 fornitori di servizi), più di 600 aziende investitrici, un fatturato aggregato di circa 5 miliardi di euro e 6.000 lavoratori impiegati. Quarant’anni fa il coraggio di questo gruppo di piccoli e medi imprenditori ha permesso di realizzare un’opera insieme utile e vantaggiosa per le aziende e gli investitori, ma anche di pubblica utilità. E proprio in occasione delle celebrazioni dei 40 anni dalla fondazione del Centergross, grandi personalità del mondo imprenditoriale, del giornalismo e delle istituzioni hanno fatto il punto per analizzare la strada percorsa e individuare gli assi strategici su cui concentrarsi per fissare nuovi traguardi.

Tra gli appuntamenti principali della rassegna di incontri organizzata in occasione delle celebrazioni intitolata “Futuro Presente”: “Market Monitor – Scenari internazionali per il mercato della moda italiana” e “Business Development, aziende che fanno scuola: il Centergross in 6 casi di studio”. Ad aprire la sessione è stata Lucia Gazzotti, Presidente del Centergross, impegnata, con il direttivo, a favorire il processo di internazionalizzazione del distretto attraverso attività di marketing e promozione del centro anche nei mercati emergenti. Lucia Gazzotti ha ricordato, commossa, l’inaugurazione di 40 anni fa: “Ero qui quel giorno, avevo 20 anni. Tutta la mia vita lavorativa è legata a questo luogo. Mio padre, uno dei fondatori, abbracciò questa iniziativa con grande entusiasmo e coraggio: investimmo molti capitali in Centergross, che è ciò che di più importante la nostra famiglia ha contribuito a costruire. Il progetto è nato grazie all’energia e alla volontà di scommettere su un’idea ambiziosa, un atteggiamento prezioso anche per il nostro futuro”.

“Quarant’anni portati molto bene” ha sottolineato l’Arcivescovo Metropolita di Bologna Sua Eccellenza Matteo Maria Zuppi. “Attraverso Centergross ho conosciuto il famoso Sistema Emilia, di cui ha parlato anche il Papa durante la sua recente visita a Bologna. Un modello che crea soluzioni stabili e a lungo termine, che guarda al futuro per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie, senza timore di assumere i propri rischi d’impresa”.

Made in Italy, strategie su cui puntare
“Nel fotografare la situazione del comparto, possiamo dare una buona notizia e una cattiva” ha esordito Alberto Scaccioni, Presidente EMI (Ente Moda Italia). “Partiamo dai dati positivi: il mondo guarda ancora con interesse al Made in Italy, e la produzione industriale e l’export sono in aumento, anche se in modo diseguale. Le criticità? Viviamo in una fase di cambiamento di paradigma. Dobbiamo fare i conti con la ‘multicanalità’, che ci chiede di essere presenti contemporaneamente su più piattaforme retail. Inoltre, stiamo affrontando la fine dell’era dell’intermediazione: il cliente sceglie in autonomia, senza mediatori che creino un consenso collettivo. Su cosa puntare? L’artigianato come nicchia di lusso, il prodotto come veicolo di stili di vita e non semplicemente brand, la sostenibilità e l’etica del consumo”.

“Anche negli scorsi anni abbiamo dovuto affrontare dei momenti di passaggio complessi” ha ricordato Stefania Gamberini, Responsabile delle Politiche per il mercato e l’internazionalizzazione del CNA Emilia-Romagna. “Non era chiaro come la filiera moda potesse essere, nella nostra regione, un asset di competitività per tutto il sistema Italia”. A parlare sono i numeri: “Come Emilia-Romagna, in questo settore, abbiamo raggiunto 6 miliardi di export nel 2015, anche grazie ad aziende che seguono l’intera filiera senza rinunciare all’artigianalità. Abbiamo costruito tutti insieme la reputazione internazionale della Fashion Valley”. I prossimi passi saranno decisivi. “Una priorità è l’esigenza, per le piccole e medie imprese, di allargare la cerchia dei Paesi di esportazione e di promuovere non solo i prodotti, ma anche le competenze. Su questo dovremo lavorare come sistema”.

Centergross, un modello aggregante e da esportazione
Di strategie di internazionalizzazione ha parlato anche Ruben Sacerdoti, Responsabile Sportello regionale per l’internazionalizzazione delle imprese. “Ogni nostra azione non può che partire da una logica di globalizzazione, come prerequisito. Per poi puntare in alto, ai massimi obiettivi. Nella moda l’artigianato è tutto, abbiamo una pluralità di soggetti, eppure possiamo costruirci come soggetto unico e globale attraverso la pianificazione e la cooperazione”. Una mentalità che è all’origine di Centergross, ha evidenziato. “Un modello di come si possa lavorare insieme negli anni, in maniera solida e continuativa, senza interruzione. Centergross ha avuto la forza di aggregare i soggetti attorno ad una struttura di commercializzazione, imponendosi all’estero come un polo attrattivo”.

Sono seguiti, poi, gli interventi di Galal M. El Sawy, Ministro Plenipotenziario del Commercio presso l’Ambasciata d’Egitto, e del Console commerciale del Consolato Egiziano di Milano Ahmed Maghawry Diab, a sottolineare i forti legami tra i due Paesi dal punto di vista del mercato internazionale. Per quanto riguarda il settore tessile, infatti, l’esperienza del Centergross e quella dell’Interporto bolognese sono state modelli a cui ispirarsi nella realizzazione di un distretto industriale di oltre 4.000 stabilimenti in Egitto.

La chiusura del convegno è stata affidata a Palma Costi, Assessore alle Attività produttive, Piano energetico, Economia verde e Ricostruzione post-sisma della Regione Emilia-Romagna. A lei il compito di riassumere un progetto estremamente ambizioso come quello della Fashion Valley, che punta alla valorizzazione territoriale del sistema moda in Emilia-Romagna. Un comparto fra i pilastri del sistema economico emiliano-romagnolo insieme all’agro-alimentare, al turismo e alla manifattura: 30mila imprese e 142mila addetti, per oltre 4 miliardi di euro di export (il 13% di quello nazionale). Invitando a guardare con orgoglio alla strada percorsa dal tessile italiano, Palma Costi ha dichiarato: “Gli investimenti rappresentano una condizione fondamentale per partecipare da protagonisti in un settore complesso, sottoposto a una forte competizione internazionale. La capacità e la qualità produttiva, insieme alla creatività delle imprese emiliano-romagnole, sono la forza che ci permette di continuare a essere leader”.

Alla scoperta di sei case history
Dal generale al particolare nel seminario dedicato al “Business Development, aziende che fanno scuola: il Centergross in 6 casi di studio”. Obiettivo puntato su sei aziende che fanno parte del distretto tessile bolognese, rappresentative del fiorire di iniziative che qui hanno trovato terreno fertile e un luogo dove mettere radici e crescere sul filo dei decenni e delle generazioni. Avventure imprenditoriali e storie di famiglia proiettate verso il futuro. Centergross è diventato così il fulcro di una narrazione che ha abbracciato i fattori di successo e le strategie di rilancio di uno dei comparti più vitali e significativi d’Italia. Centrali, le testimonianze di Roberto Borsari (Berna), Adriano Aere (Imperial), Federico Ballandi (Kontatto), Emma Tadei (Rinascimento), Stefano Poluzzi (Scout) e Alessandro Santi (Souvenir Clubbing). Da questo racconto corale è emerso quanto crescere e svilupparsi all’intero del Centergross sia stato importante per ognuna delle realtà coinvolte. Il pubblico ha scoperto sei storie accomunate dai concetti del duro lavoro, della famiglia, dello sguardo rivolto al futuro e ai giovani. Un modello che unisce da un lato il valore del confronto, anche in termini di concorrenza – linfa vitale di ogni tipologia di business -, e dall’altro quello della cooperazione che nasce dalla “convivenza” quotidiana. Il risultato è un prezioso e delicato equilibrio che attrae investimenti e affari.

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