Fisco, San Marino in cerca delle carte in regola


SAN MARINO, 8 APR. 2010 – Una ritinteggiata al proprio ordinamento legislativo in materia di fisco. E’ l’obiettivo di San Marino, la piccola città stato ritenuta dagli emiliano romagnoli il piccolo paradiso fiscale dietro l’angolo. Da scongiurare c’è il rischio di entrare nella Black list italiana ovvero la lista dei paesi che comportano, per coloro che vi effettuano scambi, l’obbligo di documentazioni supplementari. Una serie di misure anti-frode sono infatti pronte a partire dal primo luglio.Uno scenario del genere per San Marino significa un "danno irreparabile, soprattutto per l’economia sana del paese", sostiene Antonella Mularoni, segretario di Stato per gli affari esteri, capo del governo della Repubblica. Per questo motivo l’esecutivo ha presentato al Congresso di Stato di San Marino la proposta di Legge quadro sulla riforma fiscale. Sulla carta una mezza rivoluzione per la piccola repubblica: introduzione per la prima volta del reato di falsa fatturazione, tassazione dei redditi prodotti all’estero e abolizione delle società anonime. Una serie di misure che possono far perdere molta dell’attrattiva esercitata dal Titano sul mercato finanziario italiano e non.Sarà creato anche un nucleo di polizia antifrode e ci sarà a breve una legge che riformerà le licenze. Se a un imprenditore sarà revocata la licenza, quasti non potrà far parte di alcuna società e dovrà aspettare almeno un anno prima di aprire un’altra attività. A San Marino attualmente operano 548 società anonime e migliaia di società per azioni e a responsabilità limitata, con quote intestate a società fiduciarie non di rado in Paesi off-shore. La nuova riforma introdurrà anche la tassazione dei redditi dei cittadini sammarinesi prodotti in altri Paesi, qualora in questi non vi siano soggetti.Annunciando la riforma fiscale approvata dal governo del Titano, il segretario delle finanze Gabriele Gatti ha annunciato anche le sue dimissioni entro fine mese. A chiederle da tempo erano stati esponenti della sua stessa maggioranza che lo avevano accusato di essere il principale ostacolo alla ripresa di buoni rapporti con l’Italia.

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