Fini, la proprietà non rispetta gli accordi


ZOLA PREDOSA (BO), 20 GEN. 2010 – "Centonove esuberi e l’apertura della mobilità: io credo che nelle relazioni sindacali serie prima di tutto c’è il rispetto degli accordi, ma quando viene meno questo comportamento la situazione è molto in salita". Quest’ultima immagine, evocata dal segretario della Fiom di Bologna Bruno Papignani, fotografa perfettamente il futuro della Fini Compressori di Zola Predosa. Alla vigilia del rientro in fabbrica di 90 dipendenti dalla cassa integrazione straordinaria in deroga, l’azienda ha comunicato che metà dei 220 lavoratori verranno messi in mobilità. Ma i sindacati non ci stanno, anche perchè a ottobre in Regione avevano siglato un accordo per il ricorso agli ammortizzatori in deroga, con l’impegno a proseguire con altri sei mesi di cassa ordinaria."L’accordo di ottobre prevedeva che i lavoratori ruotassero ogni tre mesi – sostiene Papignani – C’erano sei mesi di ammortizzatori in deroga con la possibilità di farne altri sei, il che faceva scattare il meccanismo nazionale per avere ulteriore cassa integrazione in caso di difficoltà". Nelle ultime settimane, però,  l’azienda ha contestato il principio della rotazione degli ammortizzatori, rivolgendo anche ai lavoratori proproste individuali, giudicate dai sindacati incompatibili con le intese già raggiunte."I problemi sociali ci sono già – ricorda il segretario Fiom – perchè molti lavoratori sono in cassa integrazione, l’azienda ha pattuito con noi la rotazione e non la vuole fare e ora ci punta la pistola aprendo la mobilità".

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