Fini, avanti con lo sciopero dopo la fumata nera


BOLOGNA, 21 APR. 2010 – Il giorno dopo il fallimento del vertice in Provincia e la rottura delle trattative con la proprietà, i lavoratori della ‘Fini Compressori’ proseguono il loro sciopero davanti ai cancelli dell’azienda di Zola Predosa. Lo hanno deciso gli operai in una veloce assemblea rimandando ogni decisione al tardo pomeriggio, in attesa che la Regione e Unindustria rispondano alla lettera inviata ieri dai sindacati con la richiesta di un incontro urgente. Un segnale in questo senso potrebbe arrivare già nel primo pomeriggio. Vengono così disattese le parole della proprietà che ieri, dopo la fumata nera in Provincia, aveva chiesto la rimozione dei blocchi davanti alla fabbrica: un presidio permanente di fronte allo stabilimento che resiste ormai da nove giorni. In totale sono 108 i dipendenti in mobilità, ma, aveva fatto sapere la Fini, se lo sciopero continuerà sono a rischio anche gli altri 120 lavoratori.La proprietà, dopo aver aperto uno spiraglio in mattinata, ieri sera ha respinto ogni possibilità di rivedere il piano che prevede la messa in mobilità dei lavoratori dello stabilimento di Zola Predosa. Per l’azienda, infatti, rinviare i licenziamenti significherebbe solo rimandare una situazione che si riproporrà identica nei prossimi mesi e quindi non c’é stato spazio per le proposte dei sindacati di prolungare gli ammortizzatori sociali. I lavoratori della Fini, in presidio permanente davanti allo stabilimento da nove giorni, si sono quindi riuniti in un’assemblea alle 19.30 per decidere le forme di lotta da mettere in atto dopo lo stop alle trattative e hanno deciso di proseguire con la protesta. Con la fumata nera dal vertice con la proprietà, per l’assessore alla provincia Graziano Prantoni "quella della Fini diventa una situazione dirompente". Il fallimento della trattativa, ha spiegato dopo aver tentato di riallacciare il dialogo con i sindacati per tutto il giorno, "é un fatto molto grave, un brutto precedente". Infatti per Prantoni "é la prima volta che a un tavolo della provincia non viene raggiunto un accordo che consenta di mantenere da un lato il polo produttivo e dall’altro di accompagnare i lavoratori in percorsi di mobilità volontari"."Una situazione che non si può digerire". Questo, invece, il commento di Bruno Papignani, segretario della Fiom bolognese, dopo il fallimento del vertice con Marco Fini, proprietario dell’azienda bolognese in crisi da tempo. Con lui, seduto al tavolo diretto dall’assessore Graziano Prantoni, anche Andrea Vignali della Fim-Cisl, uscito "disgustato" dall’incontro: "Fini parlava di suo papà, ma diceva cose che l’avrebbero fatto rigirare nella tomba". Entrambi, dopo la fumata nera, hanno raggiunto lo stabilimento di Zola Predosa per spiegare la situazione ai lavoratori in presidio da nove giorni. Papignani ha anche annunciato di aver già spedito una lettera al presidente della Regione Vasco Errani, a quella della Provincia Beatrice Draghetti e al leader di Unindustria Maurizio Marchesini: "Chiediamo un incontro ai massimi livelli, oggi la situazione è persino peggiorata", il suo bilancio. Per Vignali "si è aperta una falla senza precedenti: nella Bologna del dialogo e della concertazione da oggi qualsiasi imprenditore può inviare lettere di licenziamenti durante la cassa integrazione". Ma poche ore dopo il fallimento dell’incontro tra proprietà e rappresentanti dei lavoratori, si è fatta sentire anche Unindustria Bologna. "E’ indispensabile che il sindacato e i lavoratori prendano consapevolezza, con responsabilità, che il perdurare della vertenza e dei blocchi alla produzione pregiudica le condizioni indispensabili alla realizzazione del Piano di risanamento e alla stessa continuità dell’azienda – si legge in una nota – mettendo in tal modo a rischio anche i 120 posti di lavoro che Fini si propone di salvare"."Dubitiamo che in queste condizioni l’azienda possa continuare a salvare davvero gli altri 120 posti di lavoro": così Papignani ha replicato a Unindustria sulla situazione della Fini Compressori. "Fini ha la possibilità di mettere fine ai blocchi ritirando i licenziamenti e mettendo mano agli ammortizzatori sociali", ha aggiunto Papignani, richiamando leggi e patti sociali che li prevedono. Altrimenti, con il "ricatto" di licenziare anche gli altri 120 – ha detto – si mette fine alla possibilità di fare accordi". Criticato anche "l’atteggiamento di Fini alla trattativa oggi in Provincia: ha espresso supponenza e scarso interesse di restare a Bologna".

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