“Fiat deve rispettarela Costituzione”


BOLOGNA, 6 MAR. 2012 – Ristabilire quella che dovrebbe essere la normalità in un paese democratico, ma che invece è diventato un accessorio. E’ l’obiettivo della Cgil Emilia-Romagna e della sua iniziativa andata in scena davanti ai cancelli della Magneti Marelli di Bologna. Un’assemblea-presidio partecipatissima, con iscritti e simpatizzanti arrivati in pullman da tutta la regione per chiedere il riconoscimento della Fiom nelle aziende del gruppo Fiat. Proprio l’azienda di via del Timavo, conosciuta anche come ex Weber, è stata nei giorni scorsi per due volte un luogo simbolo dell’involuzione dei diritti dei lavoratori in Italia. Prima lo sgombero della saletta assegnata da quarant’anni ai metalmeccanici della Cgil, corrispondende anche allo sfratto di tutte le sue facoltà di rappresentanza sindacale. Poi la cacciata anche del quotidiano l’Unità dalla bacheca della mensa aziendale. Da qui lo slogan "Riportiamo la Costituzione in fabbrica", che ha dato il titolo all’iniziativa di oggi, durante la quale la Cgil ha anche ribadito la solidarietà ai tre operai Fiat di Melfi che non sono stati fatti tornare al lavoro nonostante la sentenza di reintegro. Al ministro Fornero, poi, è stato rivolto un’appello affinché Fiat sottoscriva impegni formali a non chiudere le fabbriche italiane. "Da parte di Marchionne c’è una nuova strategia della tensione: prima ipotizza la chiusura di alcuni stabilimenti poi, oggi, dal salone di Ginevra smentisce", ha detto Giorgio Airaudo, esponente della Fiom nazionale, parlando dal palco allestito sotto un tendone bianco. "E’ proprio a questa intimidazione che dobbiamo rispondere. – ha sottolineato -, il ministro Fornero si sta rendendo un po’ patetica: Marchionne lo può chiamare al telefono quando vuole. Quello che chiediamo è che il Governo convochi un tavolo, che chieda alla Fiat cosa vuole fare. Chiediamo – ha aggiunto ancora – che il Governo non si faccia intimidire da questa strategia della tensione".Preso il microfono, il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Colla è partito subito all’attacco di Fiat e delle scelte compiute dal suo management. Il gruppo torinese, ha scandito davanti ai lavoratori della Magneti Marelli, "ha perso il senso del limite. Sente che la democrazia può essere commissariata e coglie l’occasione per regolare i conti. Si possono avere opinioni diverse – ha aggiunto – tutti devono essere liberi ma non si può essere arroganti. Questo, per noi, è solo l’inizio: vanno riportate la democrazia e la Costituzione in fabbrica." Parole che trovano sponda anche nelle considerazioni del segretario generale della Fiom bolognese Bruno Papignani. Quello del Lingotto, ha osservato, "non è un attacco alla Fiom ma a tutta la Cgil, a tutte le categorie, alla democrazia e alla Costituzione. E sulla scelta del management piemontese di togliere ‘L’Unita" dalla bacheca della Magneti Marelli, una riflessione è arrivata anche dal direttore della testata fondata da Antonio Gramsci, Claudio Sardo. "Noi siamo quelli che pensano che l’accordo del 28 giugno sia stato l’inizio della sconfitta di Berlusconi e della sua politica di divisione: oggi – ha concluso – c’è chi vuol tornare a quella politica ed è per questo che la bacheca de ‘L’Unità’ è importante".

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