Festival Filosofia, le verità della Borsari


Trc-Telemodena 200928 GEN. 2009 – Alcune precisazioni per rispondere “voce per voce” alle accuse mosse nei suoi confronti in questi giorni. L’ormai ex direttore scientifico del Festival della Filosofia Michelina Borsari ha deciso di dire la sua su come sono andate le cose. Innanzitutto nega di aver presentato le dimissioni. Il suo contratto scadeva il 4 dicembre scorso e solo il 2, verbalmente – spiega – le è stato proposto un generico rinnovo per due anni, ma dopo un breve scambio di mail la trattativa si sarebbe subito arenata. A quel punto, sia per la forma utilizzata nel comunicare che per questioni organizzative che rimanevano irrisolte, la Borsari decide di non rinnovare il contratto e il Consiglio di amministrazione della Fondazione ne prende semplicemente atto. Quindi – dice – il contratto era arrivato alla sua naturale conclusione e l’ho onorato fino in fondo. Non è vero, poi, – continua la Borsari – che il suo stipendio si sia moltiplicato negli anni. Dal 2003 al 2008 sostiene di aver sempre percepito mensilmente la stessa somma. Era anche disposta a separare, dal punto di vista contrattuale, la direzione delle attività culturali del San Carlo dalla direzione del festival, ma a questa proposta non sarebbe stato dato seguito. Non sarebbe vero neppure che ha lasciato cose in sospeso: prima di andarsene, ha completato la programmazione del prossimo semestre della Scuola di alti studi. E’ vero, invece, che da anni, sollecitava un aumento del numero di collaboratori per la costruzione del Festival: la squadra è rimasta la stessa dalla prima edizione della rassegna, senza mai aumentare di una unità. Infine, Michelina Borsari si dice “commossa” dalla decisione di dare le dimissioni presa autonomamente dal Comitato scientifico, “delusa” che il consiglio di amministrazione della Fondazione abbia accettato tali dimissioni senza cercare di mediare e “riconoscente” per la solidarietà giuntale da molte parti, testimonianza dell’affetto della città per il Festival che ha contribuito a creare. Amara, ma chiara la conclusione della lettera inviata alle redazioni: “Non voglio aggiungere altro, augurandomi che altri desistano dall’infangare, forse a loro difesa, la mia integrità”.

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