Ferrovie: il pericolo del macchinista unico


BOLOGNA, 1 LUG 2009 – Due deragliamenti in 40 giorni sull’Appennino tosco-emiliano, lungo la linea ferroviaria Firenze-Bologna. La differenza con la tragedia di Viareggio è stata che casualmente i danni sono stati contenuti. Ma per una intera giornata l’Italia ferroviaria è stata praticamente spaccata in due. L’introduzione del macchinista unico, secondo i ferrovieri bolognesi, è uno dei motivi che diminuiscono la sicurezza sulla rete ferroviaria italiana.Così un esposto contro l’impiego del macchinista unico in cabina, in vigore da giugno sui convogli di Trenitalia, è stato presentato a Bologna da Cub-Trasporti, Cub Emilia-Romagna, Orsa-Macchinisti Uniti e Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Nell’esposto, depositato in procura, si punta il dito contro le implicazioni per la sicurezza che ha avuto l’introduzione del macchinista solo al comando. Ma nell’esposto si fa anche riferimento a incidenti avvenuti negli ultimi 40 giorni, di cui due sulla linea Bologna-Firenze, che, ha spiegato Italo Quartu di Cub Trasporti "non sono stati giudicati ‘gravi’ solo perché non hanno avuto morti, ma che potevano avere anche conseguenze peggiori di Viareggio". Il riferimento è allo svio di un carro merci a Vaiano, il 22 giugno, quando due vagoni di un merci deragliarono urtando un Intercity regionale ma senza conseguenze per i passeggeri. "Se i carri fossero usciti di sagoma avremmo avuto uno scontro frontale". Con conseguenze drammatiche, anche perché uno dei vagoni era una cisterna piena di acido fluoridrico. Ma si parla anche dell’incidente del 6 giugno nella galleria dell’Appennino (con il ferimento di un macchinista), dello svio (lo stesso giorno) di un treno merci a Pisa S Rossore, e di quello di Sesto Calende (Varese) del 19 maggio. Per i rappresentanti dei lavoratori la modifica dell’equipaggio diminuisce la sicurezza e incide sulla possibilità di prestare soccorso. Non è stato modificato il mansionario e, per esempio, in caso di ‘ostacolo sulla linea opposta’, il conducente deve contemporaneamente, esporre un segnale di arresto fuori dal finestrino per chi arriva in direzione contraria, attivare il freno e far partire la chiamata telefonica che lancia il segnale di ‘prudenza generalizzata’ per i treni in circolazione sulla linea: "neanche i macchinisti avessero tre o quattro mani…" ha aggiunto amaro Quartu. I sindacalisti puntano il dito proprio sulle comunicazioni d’emergenza: viaggiano sulla rete dedicata Gsm-R, e in caso questa si ‘degradi’ la comunicazione si sposta sulla normale Gsm, spiegano. Che però non consentirebbe di lanciare il segnale di ‘prudenza generalizzata’, sottolineano. A Vernio e Vaiano, sostengono, non si è riusciti a farla partire. Infine, si fa notare, alcune simulazioni sui tempi di attivazione hanno dimostrato che la comunicazione in certi casi ha raggiunto il suo scopo solo dopo diverse decine di minuti.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet