Ferrari in borsa, il D-day


Sergio Marchionne e John Elkann faranno squillare la campanella di Wall Street aprendo finalmente le contrattazioni del titolo Ferrari SpA. IPO è l’acronimo dell’offerta di pubblico acquisto per circa il 10% del pacchetto azionario del Cavallino Rampante. L’operazione promette bene e per propiziarla ulteriormente la casa del Cavallino ha deciso di assegnare alle proprie cedole il codice RACE, “corsa”, dal momento che il preferito di Sergio Marchionne, ovvero “RED”, risulta al momento non disponibile. L’operazione prelude al trasferimento su Ferrari SpA di parte dei debiti del gruppo Fiat Chrysler, cifra stimata in 2,8 miliardi di euro, e all’assegnazione del restante 90% del pacchetto azionario di Ferrari ai soci attuali, di cui il 10% a Piero Ferrari e un massiccio 24% alla famiglia Agnelli tramite la Exor: quote più che sufficienti a controllare il gruppo e relativo Consiglio d’Amministrazione, che come noto si sposterà in Olanda assieme alla sede legale e includerà il fedelissimo dirigente operativo Amedeo Felisa. Il sogno di Marchionne è di incassare qualcosa in più rispetto al miliardo di euro inizialmente preventivato e, sempre domani, di chiudere finalmente la trattativa sindacale coi lavoratori americani di FCA dopo la fumata nera dei giorni scorsi sugli aumenti di stipendio. Macroscopici equilibri finanziari verranno dunque rideterminati nell’arco di poche ore, e tutti sul suolo americano, con una certezza di fondo che fa tirare un sospiro di sollievo: ossia che marmitte, volanti e cerchioni, almeno quelli, non si muoveranno di un centimetro da Maranello.

Riproduzione riservata © 2017 viaEmilianet