Ferrari e Maserati. “Modena non diventi Pomigliano”


BOLOGNA, 8 NOV. 2011 – All’ordine del giorno c’era il rendiconto dell’esercizio finanziario 2010 della Regione. All’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna questa mattina protagonisti sono invece stati i lavoratori della Ferrari. Una loro delegazione ha incontrato i capigruppo e l’assessore alle Attività produttive Giancarlo Muzzarelli per ribadire le loro preoccupazioni. La trattativa per il rinnovo del contratto integrativo nella casa di Maranello è ancora in sospeso, e a far paura c’è l’uscita di Fiat da Confindustria. Un addio che sarà effettivo fra poco, da gennaio 2012, e che rischia di essere il preludio all’ingresso del modello Pomigliano anche per Modena. Uno scenario che i lavoratori vogliono a tutti i costi scongiurare. Per la Maserati "chiediamo ancora una volta che gli investimenti in altri stabilimenti siano aggiuntivi alla produzione di Modena e non sostitutivi", ha detto Muzzarelli in aula rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulle vertenze Ferrari e Maserati. Nei giorni scorsi, i sindacalisti della Ferrari hanno portato le due vertenze, collegate (parte della fabbrica di Maranello lavora per prodotti Maserati), negli uffici della lista legata al blog di Beppe Grillo. Il capogruppo Andrea Defranceschi ha tradotto in una interrogazione le loro richieste: no al trasferimento da Modena di parte della produzione Maserati e no al ‘piano Marchionne’ che applicherebbe anche in Ferrari, azienda florida, il contratto di Pomigliano voluto per gli stabilimenti in crisi."La Giunta regionale segue da tempo con grande attenzione la questione Maserati", ha ricordato l’assessore Muzzarelli, ponendo l’accento anche sull’investimento istituzionale nei due marchi così legati al territorio e l’impegno per il Museo Ferrari o per l’iniziativa Modena Città dei Motori. In quest’ottica era partita nel febbraio scorso una prima lettera all’azienda e in settembre una seconda lettera, "ma non abbiamo avuto risposta" – ha detto l’assessore – resta tutta "l’incertezza sullo stabilimento Maserati, e non solo". Per Muzzarelli, infatti, "le generiche affermazioni dell’ad Marchionne sugli investimenti a Grugliasco per produrre lì un modello di Maserati non sono sufficienti". La preoccupazione maggiore è che la Fiat voglia disinvestire dall’Emilia-Romagna o, peggio, voglia "disimpegnarsi del tutto dall’Italia". L’assessore ha anche rilevato l’unità sindacale in questa vertenza.Secondo Defranceschi, "per una Regione come l’Emilia-Romagna la battaglia di Ferrari e Maserati deve essere anche una battaglia etica. La Fiat – ha detto – delocalizza con i soldi pubblici con il solo scopo del profitto: vadano dove vogliono, ma ci restituiscano i soldi italiani, oppure ci vendano a un euro, simbolico, la loro fabbrica". Una provocazione accolta con applausi dagli spalti del pubblico dove siedevano i dipendenti e la Rsu di Ferrari, anche Paolo Ventrella (Fiom-Cgil) e Francesco Zanfardino (Fim-Cisl). Per quest’ultimo, l’assessore "ha interpretato le nostre preoccupazioni, ma resta il quesito grande di cosa vuole fare Marchionne. Modena non è Pomigliano e l’art.8 della libertà di licenziare, annunciato per il 2012, non può arrivare in Ferrari".Muzzarelli ha poi voluto precisare un certo disaccordo su quest’approccio: "La Fiat – ha detto – non deve andare via, deve restare e capire il valore del brand Emilia-Romagna. Lo dicevano a De Tomaso, vai a Modena, è sulla via Emilia che si producono le macchine più belle del mondo". In sintesi, se davvero Fiat vuol produrre altri modelli Maserati a Grugliasco si può anche fare, ma l’alta gamma deve rimanere a Modena. Dopo l’intervento in aula, l’assessore Muzzarelli ha anche incontrato i dipendenti Ferrari. Per il 21 novembre è in programma un tavolo sindacati-azienda in sede di Confindustria a Modena e la Rsu Ferrari ha chiesto di anticiparlo in vista della ravvicinata scadenza di fine anno: "se non ci risponderanno – ha precisato Ventrella – scioperiamo di nuovo e l’altra volta, un inedito in Ferrari, ha aderito il 90% dei lavoratori".

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