Ferrara: meno piccole imprese, più crisi


28 SET 2009 – Un autunno difficile, in attesa di segnali economici positivi. Questo è il clima vissuto dal mondo della produzione a Ferrara. Anche qui ci si chiede a che punto è la recessione e quanto bisognerà aspettare per parlare di un dopo crisi. Unica cosa certa, per ora, sono i dati negativi. A partire dal numero delle ore di cassa integrazione registrate in agosto. “Il livello raggiunto è inverosimile. In un solo mese la cassa integrazione ordinaria, unita a quella straordinaria, ha raggiunto lo stesso ammontare delle ore registrate in tutto il 2008”. A parlare è Giuliano Guietti segretario generale della Camera del Lavoro della città estense.A preoccupare Guietti sono soprattutto gli effetti della crisi sull’occupazione. “Si tratta di cifre spaventose, mai toccate prima a Ferrara, che indicano come si sia già in larga parte oltrepassata la prima trincea dal punto di vista degli ammortizzatori sociali”. Il baluardo a cui si riferisce è quello rappresentato dalla cassa integrazione ordinaria. Al di là di questa c’è la cassa integrazione straordinaria che è sinonimo di crisi aziendali di particolare rilevanza. Altro strumento che può andare incontro alle aziende in difficoltà è la cassa in deroga, ovvero l’ammortizzatore messo a disposizione dalla Regione. “Almeno una cinquantina di aziende di Ferrara ne hanno usufruito. Senza considerare che si è esaurito il fondo Eber, il provvedimento messo a disposizione dalla casse artigiane”, continua il segretario della Cgil sottolineando che per questo motivo le imprese artigiane dovranno ora rivolgersi alla cassa in deroga per ottenere un po’ di ossigeno per i propri lavoratori.Berco, Vm Motori, LyondellBasell. Soltanto per fare tre nomi di grandi gruppi colpiti dalla crisi a Ferrara. Il primo rappresenta la più grande azienda metalmeccanica in Emilia-Romagna, seguita dalla Vm Motori, realtà all’avanguardia nella realizzazione di motori diesel. Per entrambi i dipendenti dei due gruppi, in cassa integrazione straordinaria, “ci sarà un po’ di respiro fino alla primavera prossima, quando scadrà la copertura dell’ammortizzatore”, racconta Guietti. Cosa avverrà dopo è ancora tutto da scrivere, la messa in mobilità è uno degli scenari che si tenta di scongiurare. Per quanto riguarda la Basell, multinazionale leader mondiale nella produzione di polipropilene (composto plastico che sta alla base della produzione della maggioranza degli oggetti di plastica), “ancora non è chiaro come evolverà le proprie strategie in relazione alla crisi. Siamo in attesa, probabilmente capiremo qualcosa nei prossimi mesi. Ciò che ci preoccupa è che le imprese della LyondellBasell negli Stati Uniti sono attualmente oggetto di procedure che da noi verrebbero chiamate fallimentari”.La presenza di grandi gruppi, in prevalenza multinazionali, è la principale caratteristica della struttura produttiva di Ferrara. Un tessuto produttivo in cui le piccole e medie imprese sono in un numero inferiore rispetto ad altre province dell’Emilia-Romagna. “Ciò costituisce un punto di debolezza del sistema economico, che in situazione di crisi può portare a ripercussioni sull’occupazione maggiori che altrove”, dice Guietti. E con i grandi colossi spesso la vita per il sindacato non è facile: “la difficoltà è che molto spesso i centri decisionali sono lontani e per le relazioni sindacali questa è una condizione molto limitante”.Alla prevalenza di grandi gruppi rispetto a piccole realtà, vanno ricondotti, secondo Guietti, i record economici negativi di Ferrara registrati nel primo trimestre del 2009. “Nel settore manifatturiero c’è stato un calo della produzione del 16% mentre un meno 15% lo si è registrato nelle esportazioni. Un calo, quest’ultimo, che è due volte la media regionale, ferma al 7,4%”.Un aiuto per invertire gli andamenti negativi deve arrivare anche dalle istituzioni. A Guietti chiediamo cosa possono fare le amministrazioni locali su questo fronte. “Salvaguardare le le imprese più grandi, che nella maggior parte dei casi sono più evolute tecnologicamente, più innovative e quindi più capaci di affrontare la fase futura dell’evoluzione del mercato. Salvaguardare per me vuole dire accompagnarle in quella fase di riconversione e razionalizzazione delle produzioni che molto probabilmente si aprirà.”

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