Ferragosto dentro


13 AGO. 2010 – In visita nelle carceri, ovvero nei luoghi di una delle più impellenti emergenze italiane. Parlamentari italiani di entrambi gli schieramenti sono già in movimento, in adesione all’iniziativa dei Radicali che per il secondo anno propongono agli onorevoli di guardare da vicino le condizioni disastrose in cui riversano i penitenziari del bel Paese. A "Ferragosto in carcere", questo il nome del progetto dei Radicali, si legano strascichi di polemiche, con alcuni onorevoli, come Pedica dell’Idv, che ha bollato l’iniziativa come "una passerella che strumentalizza i detenuti per obiettivi di visibilità mediatica". Suscita poi curiosità il battibecco scatenato dall’accodarsi di Dell’Utri alla schiera di onorevoli pronti a fare una capatina in qualche struttura penitenziaria. Secondo Maurizio Palma, presidente del comitato europeo contro la tortura, il parlamentare del Pdl condannato in appello per i suoi rapporti con la mafia non avrebbe dovuto aderire. La radicale Rita Bernardini ha però prontamente difeso Dell’Utri ringraziandolo per la partecipazione. Al di là delle chiacchiere e degli interrogativi sulla sua utilità, il primo obiettivo dell’iniziativa, ovvero far tornare di nuovo notizia l’emergenza carceri, è raggiunto. Il problema è se poi il problema finirà o meno tra le prime righe dell’agenda politica del governo. Perché da tempo lo stato di emergenza è stato decretato, così come è stato nominato un commissario straordinario. Ma di soluzioni non se ne sono viste, a parte l’annuncio di nuove strutture la maggioranza delle quali rimane ancora sulla carta. Nelle carceri, di conseguenza, si continua a morire. Dall’inizio dell’anno sono 41 i detenuti che si sono tolti la vita in cella. A questi vanno aggiunti altri casi di cui non sempre si parla, i suicidi sventati. E poi ci sono da aggiungere un’ottantina di carcerati che nel 2010 non sono usciti vivi dai penitenziari per altri motivi, la maggior parte di loro per malattie, mentre alcuni per cause ancora da accertare.Una vera e propria strage, causata principalmente da condizioni da tortura, ovvero da una quotidianità fatta di sovraffollamento, caldo torrido, mancanza di aria e di acqua, violenze, autolesionismo. Per fare luce sulla lunga lista di decessi, che sfiorano i 600 in dieci anni, è stata chiesta l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare. In prima linea tra chi l’ha richiesta c’è Antigone, un’associazione che da vent’anni si batte per i diritti nelle carceri. Il suo presidente, Patrizio Gonnella, approfitta dell’appuntamento del 15 agosto per chiedere ai parlamentari del Pdl e della Lega "cosa pensano della proposta del ministro La Russa di inasprire ulteriormente le norme sull’immigrazione, prima fonte dei numeri elevati carcerari." Tra le regioni dove la situazione è più drammatica c’è l’Emilia-Romagna. E’ qui che l’indice di sovraffollamento è più alto, con una cifra record di di 4685 detenuti ospitati a fronte di 2380 posti letto ufficialmente disponibili. Un dato che, trasformato in percentuale, è pari al 191% di detenuti in più rispetto alla capienza consentita dalle strutture. A stare peggio è il carcere bolognese della Dozza dove i detenuti sono 1221, stipati però in una struttura costruita per contenerne 482. Le difficoltà nel gestire la situazione sono aggravate dal fatto che larga parte dei reclusi, il 65%, è straniera. E mentre da una parte i carcerati sono in eccesso, sul fronte di chi deve sorvegliare succede che le guardie sono troppo poche: 380 contro le 567 previste. Non se la passa meglio il carcere Sant’Anna di Modena. Oltre cinquecento persone recluse a fronte di una capienza di 220 e 178 agenti presenti su un organico che dovrebbe essere di 226 poliziotti.

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