Federico Aldrovandi: se la verità passa dalla “fogna”


FERRARA, 17 FEB. 2010 – Giornata di tensione ieri all’udienza preliminare del processo Aldrovandi Bis sui presunti depistaggi nelle indagini per la morte del diciottenne ferrarese, durante un intervento di polizia il 25 settembre 2005 in via Ippodromo. Nervosismo alle stelle per l’intervento inatteso del procuratore capo Rosario Minna, che ha usato toni forti parlando di "fogna mediatica" attorno alla morte del ragazzo e a questo processo, stigmatizzando la copertura che giornali e Tv hanno fatto e continuano a fare dopo le udienze. Dei quattro ispettori di polizia imputati al processo bis, ieri l’attenzione è stata sul responsabile dell’Ufficio volanti Paolo Marino, accusato di omissione d’atti d’ufficio per aver indotto in errore il pm di allora, Mariaemanuela Guerra, e non averla fatta intervenire in via Ippodromo. Oggi in calendario c’era proprio l’ascolto della pm e il procuratore capo Minna ha accusato i media nel chiedere al gup Monica Bighetti di revocare l’ordinanza voluta per ascoltarla come testimone, sollecitando quindi di far affidamento solo sugli atti cartacei, tra cui la relazione della pm al Csm. Dopo un intero pomeriggio di scontro in aula tra le parti, e nonostante la forte opposizione del procuratore capo, la pm è stata ascoltata verso sera. E ha confermato quando già accertato dal Consiglio Superiore della Magistratura."La dottoressa Guerra ha confermato quello che aveva già scritto, e cioè non era stata informata del fatto che Federico Aldrovandi fosse morto dopo una violenta colluttazione, ma di aver ricevuto invece la segnalazione di un malore", ha riferito Fabio Anselmo, avvocato di parte civile. Di parere opposto, invece Eugenio Gallerani, il legale dell’imputato. "Conferma esattamente quello che ha sempre detto Marino, Quindi è una conferma di quello che io dico, che ciè dalla relazione non emergono elementi significativi a carico di Marino". Ma tornando a Minna, il procuratore capo ha risposto ai cronsiti dicendo: "C’é un verbale d’udienza e sono responsabile di quanto ho detto". E sul motivo per cui fosse in aula, inatteso, con sorpresa di tutte le parti (il pm titolare Nicola Proto c’era e non ha mai parlato né interloquito), il procuratore Minna ha replicato tranciante: "Perché sono qui? Per il diritto". A chi gli ha chiesto se questo processo a un imputato non si fosse trasformato in un scontro istituzionale tra Procura, per una sorta di difesa d’ufficio, e il Tribunale che ha la sola volontà di capire i fatti, ha riferito che "questa è una lettura del tutto sbagliata".Sorpresi anche i genitori di Federico, Patriza Moretti e Lino Aldrovandi: "Grazie alla fogna mediatica citata siamo qui oggi a fare questo processo e dopo aver celebrato quello sulla morte di nostro figlio". "Ci sono anch’io dentro questa fogna – ha aggiunto Patrizia Moretti – e dobbiamo per l’ennesima volta ringraziarla. D’altronde lo dice anche lo stesso giudice Francesco Caruso nella motivazione, sottolineando che grazie agli sforzi di giornali e Tv la verità è venuta alla luce": la donna si riferisce alle 600 pagine di motivazione della condanna con cui il giudice ha inflitto 3 anni e 6 mesi ad altri quattro poliziotti, per la morte di Federico.

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