Federalismo fiscale, un cantiere ancora aperto


BOLOGNA, 29 NOV. 2011 – Nè promosso, nè bocciato. Di buono nel federalismo fiscale c’è la volontà di abbandonare la spesa storica a favore del criterio dei "costi standard", che dà a ciascuno secondo i suoi bisogni. Di contro, però, i tagli svuotano i decreti fino ad ora approvati e fanno venir meno la scelta di responsabilizzare gli enti locali negando loro le risorse inizialmente assegnate. Come spesso succede agli studenti capaci ma che non si applicano, la riforma è stata quindi rimandata da Alberto Cestari del Centro Studi Mestre, che stamattina ha presentato i risultati di una ricerca sulla distribuzione territoriale dei trasferimenti statali commissionata da Cna Emilia-Romagna. Nell’indagine il federalismo è definito "un cantiere ancora aperto". E a fare le spese dello stallo nei lavori è soprattutto l’Emilia-Romagna, in cima alla classifica delle regioni virtuose, ma in zona retrocessione per quanto riguarda i finanziamenti in arrivo da Roma. Se si guarda alla fedeltà fiscale, analizzando la relazione tra il benessere ufficiale rintracciabile nella dichiarazione dei redditi e di quello effettivo relativo ai consumi, siamo i primi in Italia. E solo la Lombardia ci è davanti tra i maggiori "contibuenti" del paese, calcolati sulla base del saldo tra le tasse pagate e i servizi pubblici ricevuti. Ma se si vanno a confrontare i trasferimenti statali alle autonomie locali, figuriamo agli ultimi posti ben al di sotto della media nazionale.Il Centro Studi Mestre ha calcolato che se i Comuni emiliano-romagnoli venissero trattati come gli altri municipi avrebbero 368 milioni di euro in più l’anno. Al contrario, se con tutti i Comuni italiani ci si comportasse come con quelli della nostra Regione, i primi dovrebbero fare a meno ogni anno di 4,3 miliardi di euro. Senza contare che i tagli dei trasferimenti hanno decurtato del 35,7% il contributo alla Regione e di 110 milioni di euro quello relativo al federalismo municipale, passato dai 1010 milioni previsti agli attuali 900.Con questa ricerca, Cna Emilia-Romagna porta a compimento un lungo e complesso lavoro sul federalismo. Il segretario Gabriele Morelli lo ha giudicato necessario per cancellare una situazione in cui "la virtuosità non è riconosciuta" e sostiturla con "un patto nord/sud fatto su basi diverse". Tappa finale del cammino percorso dalla confederazione sarà l’appuntamento di sabato 3 dicembre al teatro Valli di Reggio Emilia con "Donne che lasciano il segno – Repertorio imprese femminili eccellenti". Un’occasione per valorizzare la presenza delle donne nell’economia regionale, che cresce nonostante la crisi e rapprensenta un sistema di qualità di cui l’Emilia-Romagna non può e non vuole fare a meno.

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