Federalismo differenziato: la ricetta di Cna per l’E-R


BOLOGNA, 31 MAG. 2011 – Una soluzione per ridurre gli squilibri che dividono Nord e Sud e un’occasione per avere finalmente più efficenza e meno burocrazia, rilanciando gli investimenti sul territorio. Questi potranno essere, secondo gli imprenditori emiliano-romagnoli, gli effetti positivi del federalismo. Da un sondaggio effettuato dall’Istituto Freni di Firenze su un campione di piccole e medie imprese associate a Cna in regione emerge un generale apprezzamento nei confronti della riforma dello Stato. Soprattutto per i vantaggi legati alla prossimità: un maggior controllo delle risorse attraverso la gestione locale dei contributi pubblici e la opportunità di condurre una lotta più decisa contro l’evasione fiscale.Queste aspettative si scontrano però con la realtà dei fatti. E’ il metodo con cui si sta procedendo all’attuazione della riforma federale, infatti, che non convince gli intervistati. Più del 70% si dice scettico riguardo alla reale possibilità che il federalismo fiscale – varato con la legge 42 del 2009 – possa contribuire alla riduzione del deficit pubblico. E in particolar modo non viene visto di buon occhio il federalismo municipale, che va in direzione contraria rispetto alla necessità di abolire le province, i piccoli comuni e gli enti inutili, "colpevoli" secondo gli imprenditori di assorbire risorse con nuove tasse locali senza offrire servizi.Dopo aver raccolto i numerosi timori dei suoi associati, Cna Emilia-Romagna ha deciso di dedicare alle contraddizioni e ai rischi emersi in questo ambito l’Assemblea Regionale che si è tenuta ieri, e che è stata intitolata "L’attuazione della prospettiva federalista. Valutazioni ed orientamenti di Cna Emilia-Romagna". Il presidente Paolo Govoni, aprendo i lavori, ha ammesso che "pur essendo uno strumento efficace nella sfida per la riforma della Pubblica Amministrazione, attorno alla realizzazione del federalismo c’è molta preoccupazione" e tra le ragioni di ciò ha individuato "lo scarso coinvolgimento delle forze sociali"."Il progetto federalista – gli ha fatto eco il segretario Gabriele Morelli – fatica ad uscire da temi e slogan. Permane una logica di tipo neo-centralista rintracciabile anche nei tagli lineari previsti dall’ultima manovra di bilancio". Per scongiurare l’aumento della pressione fiscale e tariffaria, superare la spesa storica e rilanciare lo sviluppo di una regione virtuosa come la nostra, permettendole di continuare a esercitare la sua funzione di "locomotiva", Morelli ha dunque lanciato la proposta di Cna Emilia-Romagna: il federalismo differenziato.Conosciuto anche come "federalismo a geometria variabile", il federalismo differenziato si basa su una facoltà concessa alle regioni dall’articolo 116 della Costituzione. Chi è in grado di farlo, può infatti richiedere la gestione di ulteriori poteri legislativi, che si vanno ad aggiungere a quelli previsti dal quadro attuale. Si tratta di un percorso che porterebbe l’Emilia-Romagna a comportarsi sostanzialmente come una Regione a statuto speciale, senza però dover ricorrere a riforme costituzionali. E che non a caso è già stato intrapreso da Lombardia, Piemonte e Veneto. Alberto Cestari del Centro Studi Sintesi di Mestre ha analizzato gli effetti che questo spostamento di risorse potrebbe avere sul bilancio emiliano-romagnolo e ha parlato di "una maggiore autonomia, benefici per la finanza pubblica e un aumento di un terzo della capacità di spesa, facendo convivere le legittime esigenze di autonomia con la solidarietà verso le rgioni in difficoltà". Come ha ricordato Morelli, infatti, "l’Emilia-Romagna al momento vanta un credito annuale pari al 7,7% del proprio Pil, corrispondente a circa 8 miliardi di euro".La sfida è stata quindi lanciata. E ha ricevuto anche la benedizione istituzionale di Comuni, Province e autonomie locali. All’Assemblea erano infatti presenti Vincenzo Bernazzoli, Enrico Campedelli e Daniele Manca, presidenti rispettivamente di Upi, Anci e Legautonomie Emilia-Romagna, che hanno accolto positivamente la proposta di Cna relativa al federalismo differenziato, giudicandola una reale "opportunità di sviluppo". Per loro è quanto mai fondamentale condividere le idee per il cambiamento, e per farlo bisogna innanzitutto stabilire le priorità di intervento e arrivare ad una legge capace di stabilire chiaramente le funzioni dei vati enti locali sul territorio. Sgombrando una volta per tutte i dubbi su "chi fa cosa".

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