Federalismo demaniale, si parte con la svendita


BOLOGNA, 29 GIU. 2010 – E’ l’ultimo stratagemma per mettere un’altra pezza ai conti pubblici. Un modo per vendere, o svendere, al privato pezzi di patrimonio pubblico facendolo sembrare una grande opportunità per gli enti locali. Stiamo parlando del federalismo demaniale, l’operazione che ha preso il via da un decreto approvato il maggio scorso che si trova già a buon punto. L’Agenzia per il demanio ha quasi terminato l’elenco dei cespiti che fra qualche mese potranno passare in mano privata facendo tappa prima dalle amministrazioni di Regioni o Comuni. In Emilia-Romagna sono 1380 le proprietà pronte ad essere trasferite agli enti locali. Tra queste vi sono luoghi storici come la villa di Riccione in cui Benito Mussolini trascorreva le vacanze, oppure l’ex convento della carità a Bologna, diventato sede di una caserma. Tra i cespiti anche pezzi di spiaggia, alvei di fiumi, fondi agricoli, tratte ferroviarie dismesse, ex case del fascio ed ex caserme. In prevalenza si tratta di beni non di immenso valore dei quali è difficile immaginare una nuova destinazione d’uso. Ma in mezzo ci sono anche luoghi di pregio, come la ex colonia "Le Navi" di Cattolica.Una volta pubblicata la lista definitiva, Comuni e Regioni avranno due mesi di tempo per chiedere di avere a titolo gratuito i beni da valorizzare. Parola d’ordine del decreto sul federalismo fiscale è infatti "valorizzazione", termine che va interpretato in due modi. Il primo consiste nella possibilità, da parte degli enti locali, di prendersi in carico il cespite e di recuperarlo dall’abbandono restituendolo alla cittadinanza in una nuova veste accessibile a tutti. Il secondo significato di "valorizzare", che sarà con tutta probabilità, il più seguito, coinciderà con la vendita dei beni, che potrà avvenire a patto che l’introito sia destinato all’abbattimento del debito pubblico.La via dell’alienazione sarà la strada obbligata per la maggior parte degli enti locali, i quali, soprattutto a seguito degli ulteriori tagli di risorse ai quali sono sottoposti, avranno ben pochi soldi da investire in opere di recupero di immobili e aree ex demaniali, oppure anche solo nella gestione dell’ordinaria manutenzione. E sempre dall’esigenza di stare galla coi propri conti, Comuni e Regioni saranno spinti a cedere questi beni.

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