Fecondazione artificiale: la politica continua a farsi la guerra


1 LUG 2009 – Si registrano già le prime reazioni politiche alla sentenza del tribunale di Bologna che apre la strada della fecondazione assistita anche alle coppie non sterili, in particolare a quelle in cui un genitore è portatore di malattia genetica.Una sentenza che si inserisce nella lunga “battaglia”, anche giudiziaria, a proposito della costituzionalità o meno dell’interpretazione più restrittiva della legge 40.Per il sottosegretario all’interno (ex Alleanza nazionale), Alfredo Mantovano, sulla procreazione il tribunale di Bologna addirittura "sovverte la legge". Mantovano, commentando il via libera alle procedure per la diagnosi preimpianto dato dopo la sentenza del che ha accettato il ricorso presentato da una coppia nella quale la donna è portatrice della distrofia muscolare, attacca pesantemente la magistratura. "Quando qualcuno propone l’elezione diretta dei pubblici ministeri o dei giudici – osserva Mantovano – i giudici e i pubblici ministeri insorgono, sostenendo che la loro funzione non può essere condizionata dalle dinamiche della formazione del consenso. Logica vorrebbe che, condividendo questo principio, vigesse una sana reciprocità: che cioé i giudici non sostituiscano il Parlamento e non varino, con sentenza, regole esattamente opposte a quelle volute dalle due Camere". Invece, sottolinea, "la rivendicazione di autonomia è unidirezionale, come attesta, da ultimo, la decisione in tema di fecondazione artificiale del tribunale di Bologna, che ribalta una legge democraticamente votata, e ancor più democraticamente convalidata con referendum". Il tribunale di Bologna, cioé, per il sottosegretario, "assurge al ruolo di attore politico senza passare dal vaglio del consenso: sarebbe interessante che Anm e Csm, così prodighi di prese di posizione contro l’elezione dei giudici, spiegassero se a Bologna siamo di fronte a una anomalia, oppure no".Di parere completamente opposto Benedetto Della Vedova, storico esponente radicale oggi deputato del centrodestra: "la decisione del Tribunale di Bologna di consentire il ricorso alla fecondazione assistita anche alle coppie non sterili, in presenza di malattie genetiche trasmissibili, si adegua alla recente sentenza della Consulta ed inquadra la legge 40 in una cornice giuridicamente coerente con le disposizioni costituzionali". Della Vedova non condivide chi accusa "i tribunali di continuare ad attaccare le norme più qualificanti della legge 40", perché, a suo avviso, i giudici civili, amministrativi e costituzionali hanno "evidenziato e censurato le incongruenze delle sue disposizioni più massimaliste rispetto ai principi generali dell’ordinamento giuridico in tema di autonomia dei medici e diritto alla salute delle donne". Il parlamentare critica poi "la pretesa di vietare, attraverso la diagnosi pre-impianto, la selezione degli embrioni e di continuare a consentire la diagnosi prenatale e l’aborto terapeutico".

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