Febbre suina. Fette di prosciutto sulle raccomandazioni di Zaia


29 APR. 2009 – "Tutti gli esperti sono concordi nel dire che il virus H1N1, responsabile dell’epidemia in Messico, non si trasmette consumando carne di maiale. L’unica precauzione che consiglio è quella, peraltro da avere sempre, di cuocerla ad almeno 70 gradi". Così il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia sul tema della febbre suina, invitando i consumatori a fare "grandi scorte di carne suina italiana, dato che la troveranno a prezzi di saldo". "Ciò non vuol dire che il problema non esista – conclude Zaia – ma significa semplicemente prendere atto del fatto che la trasmissione della malattia non avviene per via alimentare".Sulla raccomandazione di Zaia è intervenuto, per dissentire, il consorzio del prosciutto di Parma. In una nota l’ente ha spiegato che quanto detto dal ministro contrasta con quanto affermato dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità e dal sottosegretario Ferruccio Fazio. "Sono almeno tre – spiega il consorzio – i motivi per cui l’ influenza suina non ha nulla a che vedere con il più amato prosciutto italiano. Innanzitutto, l’influenza suina è un virus la cui trasmissione non è mai stata associata al consumo di carne, in quanto si diffonde esclusivamente per via aerea. Secondo, il Prosciutto di Parma è un prodotto a denominazione di origine protetta. Il rigido disciplinare depositato all’Ue obbliga i produttori a utilizzare esclusivamente la migliore carne di suino italiano, e i controlli severi garantiscono la provenienza italiana della carne. Infine, la lunga stagionatura del Prosciutto di Parma – minimo dodici mesi – è in grado di inattivare qualsiasi eventuale agente virale presente nella carne fresca. "L’influenza suina – ha detto il presidente Stefano Tedeschi – non è associata al consumo di carne, quindi i consumatori possono stare tranquilli continuando ad acquistare il nostro prodotto che, rispetto ai prodotti non certificati, offre l’ulteriore garanzia di essere un prosciutto rigorosamente italiano". Da ciò si deduce che quelli del consorzio non hanno proprio nessuna idea di mettere in saldo il loro pregiato prodotto.

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