Fatturato imprese modenesi, timidi segnali di ripresa


MODENA, 02 AGO. 2013 – Produzione e ordini interni ancora in calo, ma il fatturato mostra segnali di ripresa per le imprese manifatturiere modenesi. A rivelarlo è l’indagine congiunturale sul secondo trimestre 2013, svolta dalla Camera di Commercio di Modena in collaborazione con Cna e Confindustria provinciali, su un campione statisticamente significativo di imprese del settore manifatturiero.Nel dettaglio, la produzione industriale ha mostrato un lieve calo, -1,7% nel secondo trimestre 2013 rispetto allo stesso trimestre 2012. Se si considera però la variazione rispetto al trimestre precedente emerge un incremento che lascia ben sperare per la dinamica futura: +6,7%. Il fatturato delle aziende torna a crescere dopo quattro trimestri in flessione: +1,9% sempre rispetto al secondo trimestre dello scorso anno. Per quanto concerne gli ordini, indicatore che riveste un carattere previsivo rispetto all’andamento della produzione, si conferma il calo per il mercato interno (-1,9%) seppure molto attenuato rispetto a quanto evidenziato nei trimestri precedenti. Sul fronte estero, emerge invece una crescita del 4,7% che conferma una volta di più la capacità di traino delle esportazioni sul sistema industriale. La percentuale di vendite all’estero sul totale del venduto sfiora il 39%. L’occupazione delle imprese in campion rimane pressochè stazionaria. Nell’esame dei dati è necessario tener presente che le stime sono tendenziali ovvero riferite al medesimo trimestre dell’anno precedente, che è stato in parte pesantemente condizionato dalle conseguenze del sisma.L’indagine pone ai referenti aziendali anche domande sulle prospettive nel breve periodo. Riguardo alla variabile produzione è nettamente aumentata la percentuale di imprese che si attende stazionarietà nel trimestre successivo arrivando a sfiorare il 70%. Solo il 7% degli intervistati ha previsto un aumento, mentre il restante 23% vede come probabile un ulteriore calo. Emerge quindi una certa prudenza nel formulare attese ottimistiche. A livello settoriale, in sintesi, il secondo trimestre dell’anno ha portato valori positivi soltanto nella maglieria e nel metalmeccanico. Il biomedicale ha mostrato un notevole balzo in avanti, ma questo dipende dal fatto che il confronto, come detto, è effettuato con un trimestre toccato dal blocco produttivo causato dal terremoto. Iniziando proprio da questo settore, si evidenziano aumenti tendenziali nell’ordine del 36,8% per la produzione, del 37,8% per il fatturato, del 3,2% per gli ordini interni, e del 14,3% per quelli esteri. La percentuale di vendite all’estero sul totale del fatturato è, in questo comparto, tra le più alte del campione arrivando a quota 64,7%.La maglieria, che presentava variazioni negative già da diversi trimestri, pare tornata a risollevarsi, mostrando incrementi del +2,9% per le quantità prodotte, e del +3,2% per il fatturato. Gli ordini interni sono fermi ai livelli dello scorso anno, mentre quelli esteri aumentano di un +2,5%. La percentuale di fatturato che deriva dai mercati esteri è del 33,4%.Non si può dire altrettanto per il settore della confezione di articoli di abbigliamento che risente ancora della congiuntura negativa, con flessioni del -12% nella produzione, del -3,9% nel fatturato, del -10,1% negli ordini interni, e del -1,2% in quelli dall’estero. La quota di fatturato esportata raggiunge il 40%.Note dolenti anche per l’industria alimentare: la produzione cala del -8%, il fatturato del -2,4%, gli ordini domestici del -4,2%. Soltanto gli ordini dall’estero mostrano un lieve incremento: +0,8%, sempre rispetto al secondo trimestre dello scorso anno. Questo settore è il più legato al mercato interno, avendo una quota di esportazioni che raggiunge soltanto il 9% del fatturato.Continua il momento negativo anche nel settore delle piastrelle in ceramica, che ha visto contrarsi la produzione del -10,9% e il fatturato del -3,7%. Riguardo agli ordinativi, il calo del -11,6% nel mercato interno, è bilanciato da un aumento del +9,9% in quello estero, dove si commercializza più della metà del venduto.

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