Faac, respinto ricorso arcidiocesi


Eredità contesa. Il giudice del tribunale civile di Bologna ha respinto il ricorso presentato dalla curia del capoluogo emiliano, che chiedeva la revoca del sequestro dei beni nell’eredità di Michelangelo Manini, tra cui la maggioranza delle azioni della Faac, la multinazionale dei cancelli automatici di Zola Predosa. L’azienda è al centro di una causa civile da quando i parenti del defunto imprenditore, la cugina Mariangela Manini e lo zio Carlo Rimondi (assistiti dall’avv. Rosa Mauro) hanno impugnato i testamenti con i quali l’imprenditore lasciava il proprio patrimonio all’arcidiocesi. Da inizio anno è sotto sequestro e affidata ad un custode.

 

La curia aveva presentato ricorso evidenziando che l’accertamento irripetibile svolto nell’ambito dell’inchiesta penale per falso (per cui è stata chiesta dalla Procura l’archiviazione) aveva sottolineato recentemente che i testamenti in definitiva erano attribuibili al patron. Il giudice, però, scrive tra l’altro respingendo il ricorso, che “la perizia svoltasi in un procedimento penale, secondo i canoni generali del processo civile, può costituire un elemento per la formazione del libero convincimento del giudice civile, ma non può qualificarsi dirimente, essendo tale natura riservata alla prova legale, quale la confessione e il giuramento”.

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