F1. Cosa è successo alla Ferrari in Turchia?


ISTANBUL, 8 GIU. 2009 – La Ferrari ha un problema ulteriore. Non c’è solo il peccato originale, un mondiale cominciato male e proseguito all’inseguimento. C’è anche un inspiegabile calo di prestazioni nel weekend turco a preoccupare i vertici della scuderia. "La cosa più importante – dice il direttore della Gestione sportiva, Stefano Domenicali, lasciando il circuito di Istanbul – è capire quest’inversione di tendenza nelle nostre prestazioni, in qualifica e in gara, dopo le buone performance nelle libere del venerdì e del sabato mattina". "Sì, la F60, sia che fosse scarica sia che fosse piena di benzina – spiega – era consistente. Sul giro veloce come nel passo da gara. Al sabato eravamo molto soddisfatti. Poi c’è stato questo calo di prestazioni che dobbiamo assolutamente decifrare. Sia in qualifica che durante il Gp non siamo stati all’altezza non solo dei migliori, delle Brawn Gp e delle Red Bull, ma nemmeno di chi occasionalmente ci stava davanti. Le cose buone che avevamo visto non sono venute fuori quando dovevano farlo. Ora arriva Silverstone. Pista difficile per noi, sulla carta più favorevole per gli avversari. Poi si va in Germania e Ungheria, dove potremmo tornare a dire la nostra"."E’ evidente che le aspettative – prosegue Domenicali – erano molto diverse. Ci troviamo di fronte a questo calo di prestazioni soprattutto nel primo settore del circuito. Probabilmente un fattore aerodinamico, visto che conta più in quella parte che in Q2 e Q3". Quello della Ferrari è un problema nato nel progetto della macchina oppure c’è anche un problema di garage, nel tentativo di recuperare? "La seconda ipotesi la escluderei. Diciamo che c’è un problema di progetto. I team che hanno potuto pianificare, che hanno avuto un anno in più, hanno messo in pista una macchina performante. La Brawn a inizio anno ci dava un secondo al giro. Ora abbiamo ridotto il gap. Noi cresciamo. Purtroppo anche loro lo fanno, non smettono di migliorare. E’ difficile recuperare. Ma è una sfida che affrontiamo in pieno. Ieri in gara c’è stata troppa differenza. Non a caso ci siamo trovati sesti e noni dopo il via e al termine siamo arrivati sesti e noni. La dice lunga sulla gara. Eravamo più lenti non solo dei primi tre. Nonostante il Kers. Che dà un vantaggio dove serve, ma bisogna essere sotto l’avversario da superare per sfruttarlo. L’obiettivo ora è mantenere la linea attorno ai punti su cui abbiamo migliorato. Evitare cambiamenti che possano peggiorare ciò in cui siamo cresciuti. Serve un’analisi dettagliata".Servono tempi lunghi per fare un buon progetto. Il 12 giugno si sa cosa accadrà il prossimo anno, se i team Fota saranno ancora nella F1 della Fia. Non è che i tempi diventino troppo lunghi per fare progetti? "Da un punto di vista generale è così. Noi lavoreremo su due progetti, lo sviluppo 2009 e la macchina 2010. A un certo punto, quando tutto sarà più chiaro, capiremo quanto investire sul primo e quanto sul secondo".Una sfida sportiva o politica per il 2010? E il 12 giugno è un termine perentorio, o fuori o dentro? “Credo alla politica che risolva, che detti certezze sportive e formali. Che ora non ci sono e dunque servono soluzioni. La Ferrari non è contro nessuno. Non c’è guerra. Vogliamo governance, stabilità, regole. Controlli sui costi. Ma che siano i team a farli e non altri. Speriamo che la Fia, come lo abbiamo noi, abbia un approccio costruttivo. E che nessuno cerchi di sfruttare situazioni particolari per rompere il fronte delle scuderie. Noi siamo la storia della F1, ci siamo da sempre, da oltre 60 anni. L’obiettivo è quello di arrivare a una soluzione condivisa e ragionevole, che dia stabilità alla F1. Noi, ripeto, siamo costruttivi, abbiamo accolto tutti i punti chiesti da Max Mosley. Vogliamo continuare a correre in una F1 governata dalla Fia. per questo dico che il 12, se ci sono segnali che ci dicono che si sta cercando una soluzione, non è perentorio. Ma è chiaro che non si può slittare troppo, serve una soluzione il più presto possibile".

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