Export Reggio Emiliaa quota 8,4 miliardi di euro


REGGIO EMILIA, 21 MAR. 2013 – Nonostante il tasso di crescita dell’export reggiano abbia segnato un forte rallentamento nel corso del 2012, l’esportato dalle aziende reggiano ha raggiunto gli 8,4 miliardi di euro, ritornando ai livelli del 2008. Secondo i dati recentemente diffusi dall’Istat ed analizzati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio, il rallentamento, se si fissa l’attenzione sui dati trimestrali, appare progressivo. Si passa infatti dai 2.158.204.718 euro del 1° trimestre ai 2.016.119.140 del 4° trimestre.Dopo il +13,6% registrato nel 2011, periodo in cui l’economia pareva riprendersi, il 2012 segnala un incremento dell’export reggiano contenuto in un +1,2%, quasi due punti percentuali in meno rispetto alla media regionale e al di sotto delle performance registrate a Modena (+3,3%) e a Bologna (+2,1%), province con le quali la nostra abitualmente si confronta sia per l’analogia delle produzioni, sia perché Bologna, Modena e Reggio Emila sono le province della regione più orientate all’export.Nel corso dell’intero 2012, le imprese reggiane hanno venduto all’estero prodotti per un importo pari a 8,4 miliardi di euro con un calo verso i mercati d’Europa (area in cui confluisce il 71,3% dell’export reggiano) e andamenti in aumento verso l’Africa, l’America, l’Asia e l’Oceania.Fra i prodotti, i metalmeccanici continuano a rappresentare oltre la metà del totale export. Le vendite oltre frontiera, pari a 4,3 miliardi di euro sono cresciute dell’1,1%, mentre quelle riferite ai prodotti elettrici ed elettronici (606,2 milioni nel 2012) sono diminuite del 2,2%. In aumento, poi, l’export degli altri prodotti tipici della nostra economia: +4,4% i prodotti ceramici (da 793,6 a 828,9 milioni di euro); +1,2% quelli del sistema moda che hanno raggiunto quota 1,4 miliardi di euro; +5,5% gli alimentari che hanno superato i 600milioni di vendite oltre frontiera.Nel 2012 le importazioni registrano, invece, un tendenziale calo del 10,4% (3,3 miliardi nel 2012 a fronte dei 3,6 miliardi del 2011), segnale che, per una realtà quale quella italiana e reggiana, trasformatrici di materie prime di cui non dispongono, conferma la progressiva riduzione dei ritmi produttivi.

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