Export in crescita per le imprese emiliano romagnole


BOLOGNA, 1 AGO. 2011 – Nei primi cinque mesi del 2011 le esportazioni di manufatti italiani, al netto della componente energetica, sono cresciute ad un tasso del +17% (a valore), un risultato in linea con il +17,7% registrato dall’export tedesco nel medesimo periodo. La crescita ha consentito al settore manifatturiero italiano di interrompere l’erosione dei conti con l’estero, nonostante una crescita delle importazioni molto elevata e concentrata nei prodotti più a monte delle filiere produttive, dove più elevati sono stati gli effetti del rincaro delle commodity. Lo rileva l’Analisi dei settori industriali condotta da Prometeia e Intesa Sanpaolo.Spicca l’accelerazione registrata dalle esportazioni della metallurgia, che nella prima parte dell’anno crescono a tassi decisamente superiori rispetto ai prodotti tedeschi. Una maggiore vivacità rispetto all’export tedesco caratterizza anche il largo consumo e la farmaceutica. Viaggiano su ritmi simili ed elevati anche l’elettrotecnica e gli intermedi chimici (chimica di base e chimica specialistica), settori importanti per entrambi i paesi e caratterizzati da forti legami, data la rilevante presenza di multinazionali tedesche in Italia.Risultati sostanzialmente in linea anche per la moda e l’elettronica. Mostrano una buona capacità di crescere sui mercati esteri, sia pure a tassi inferiori a quelli tedeschi, anche il comparto automotive, i prodotti in metallo e la meccanica, settore che sta acquisendo un peso sempre più importante per i conti con l’estero dell’Italia. I dati confermano il buon livello competitivo delle imprese italiane che operano in questi settori, a fronte di un migliore – e più diffuso – posizionamento su molti mercati emergenti dei produttori tedeschi.Nettamente inferiori ai ritmi di sviluppo tedeschi invece due importanti settori produttori di beni durevoli, mobili ed elettrodomestici, dove le imprese italiane appaiono in difficoltà strette tra la concorrenza dei prodotti di fascia alta e quelli provenienti dai paesi a basso costo.Prosegue la fase di recupero del fatturato manifatturiero italiano, aumentato dell’11,1% nei primi cinque mesi del 2011, grazie anche ai rialzi dei listini di vendita. La vivacità delle esportazioni ha consentito al fatturato manifatturiero di sperimentare un andamento positivo sostenuto anche dai rialzi nei prezzi. In quasi tutti i settori manifatturieri, la crescita del fatturato estero si è mostrata più dinamica rispetto a quella interna, testimoniando la debolezza della domanda nazionale che continua a risentire della prudenza dei consumatori e delle imprese nelle decisioni di spesa, specie quelle di importo più elevato. Nel complesso dei primi cinque mesi 2011, solo pochi settori sono riusciti a riportare il fatturato sui livelli dello stesso periodo del 2008. Fra questi figurano, in particolare, i settori produttori di beni di consumo meno comprimibili: alimentare, farmaceutica e largo consumo. Recuperano poi gli intermedi chimici, che hanno potuto beneficiare della ricostituzione delle scorte a livello mondiale e del rialzo dei prezzi internazionali delle commodity e l’elettronica, principalmente per l’effetto statistico del confronto con una prima parte del 2008 già molto depressa. L’evoluzione positiva del fatturato potrebbe, però, rallentare nella seconda parte del 2011, scontando anche l’elevata incertezza che caratterizza i mercati internazionali, e che rende difficile la costruzione di piani e visioni a medio lungo termine.L’impatto delle manovre di correzione del debito, in Italia come in altri paesi industrializzati, e il fisiologico rallentamento del ciclo anche nei paesi emergenti, creeranno – secondo l’analisi – minori opportunità di crescita anche per le imprese italiane nei prossimi mesi. Le attese delle imprese manifatturiere mostrano, infatti, nelle ultime rilevazioni un peggioramento diffuso del sentiment rispetto all’inizio dell’anno, con poche eccezioni settoriali.L’avvicinarsi di una fase di crescita più contenuta sembra peraltro confermata dal fatto che il deterioramento delle attese è maggiore per i comparti a monte delle filiere produttive (intermedi chimici, metallurgia, vetro, gomma e plastica, ecc), i primi solitamente a percepire i segnali di rallentamento del ciclo.A un quadro di maggiore incertezza sulle prospettive della domanda, si aggiunge – conclude l’analisi di Prometeia e Intesa Sanpaolo – il rischio indotto dalle tensioni che caratterizzano i mercati finanziari e quelli delle materie prime, che rendono particolarmente difficile la definizione dei listini di vendita e l’attuazione di piani a medio-lungo termine necessari per consentire alle imprese di fornire risposte strategiche adeguate alle forti trasformazioni in atto.

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