Etichetta per origine grano, dubbi di Barilla. Plaude Coldiretti


A margine della presentazione dei nuovi contratti di coltivazione per il grano duro di qualità, Barilla esprime la sua critica al decreto per l’origine del grano sull’etichetta della pasta, sottolineando che alla mancanza di valore aggiunto per il consumatore c’e il pericolo di compromettere anziché rafforzare la competitività dell’intera filiera.

Premiando la produzione di grano duro di qualità, gli accordi di filiera creano valore per tutti: agricoltori, pastai e consumatore”, sostiene Luca Virginio, responsabile comunicazione e relazioni esterne del Gruppo Barilla.

“Per questo Barilla nutre forti dubbi e perplessità sul decreto per l’origine delle materie prima in etichetta della pasta, che, nella sua versione attuale, confonderebbe i consumatori e indebolirebbe la competitività della filiera della pasta. L’origine da sola non è infatti sinonimo di qualità. Inoltre, non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano con gli standard richiesti dai pastai. A tutto svantaggio del consumatore, che potrebbe addirittura arrivare a pagare di più una pasta meno buona. E dell’industria della pasta, che con un prodotto meno buono, perderebbe quote di mercato, soprattutto all’estero.”
Di diverso avviso la posizione di Coldiretti: “L’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta risponde all’ esigenza di smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo”. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per lo schema di decreto che introduce l’indicazione obbligatoria dell’origine del grano impiegato nella pasta condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e inviato, secondo procedura, alla Commissione Europea. “Si tratta di un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti per garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione”.

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