Eternit, in appello condanna a 18 anni per Schmidheiny


TORINO, 3 GIU. 2013 – È stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso l’imprenditore elvetico 66enne Stephan Schmidheiny, unico imputato rimasto nel processo Eternit, la multinazionale che produceva amianto e nei cui stabilimenti, compreso l’Icar di Rubiera, hanno perso la vita molti operai, alcuni modenesi, a causa della tossicità del materiale che lavoravano. In primo grado il magnate era stato condannato a 16 anni. La corte d’appello di Torino ha ritenuto il miliardario elvetico responsabile del disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere per gli altri, visto che l’imputato è scomparso un paio di settimane fa all’età di 92 anni. La lettura della sentenza è poi proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Al comune di Casale Monferrato, dove la multinazionale aveva il suo stabilimento più importante, andranno quasi 31 milioni di euro. 2 milioni di euro sono stati assegnati al comune di Rubiera, mentre alla Regione Emilia Romagna va una provvisionale di 350mila euro. Alla lettura della sentenza hanno assistito diversi parenti, tra cui alcuni familiari delle 47 vittime di Rubiera: “Lo Stato italiano non ci abbandoni e faccia in modo che la sentenza pronunciata oggi trovi piena attuazione” chiede l’Associazione Familiari Vittime Amianto. “Questa sentenza è un inno alla vita, un sogno che si avvera” ha invece commentato il Pm Guariniello, che ha coordinato l’accusa.

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