Eternit: al via il processo per la fabbrica del cancro


10 DIC. 2009 – Qualcuno stamattina, urlando in un megafono, l’ha chiamata "la multinazionale delle vittime". E in effetti fa impressione tirare fuori i numeri quando si parla dell’Eternit, che dall’aprile del 1952 al 24 febbraio 2008, ha provocato la morte di 2056 persone a causa dell’esposizione all’amianto, e ne ha fatto ammalare di tumore altre 830. Oggi però è il giorno giusto per parlare di questa strage, dato che a Torino è cominciato il processo a carico degli ex vertici del colosso svizzero, accusati di omissioni di cautele anti-infortunistiche e soprattutto di disastro doloso ai danni dei loro dipendenti. Ma anche di tutti i cittadini che hanno respirato il "polverino" nei paesi in cui sorgevano le fabbriche del gruppo: Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli. E Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.Sulla via Emilia, per essere precisi in via Emilia Ovest 156, c’era infatti l’Icar, uno stabilimento Eternit che – dal 1960 fino al gennaio 1992 e attraverso varie denominazioni – ha prodotto lastre e manufatti in cemento-amianto provocando più di 40 morti tra i dipendenti, oltre che innumerevoli infezioni da particelle di amianto. Oggi la bonifica dell’ex stabilimento "è stata ultimata – assicura Oriano Lazzaretti Cgil Reggio Emilia  – la ditta Icar ormai non causa più grossi problemi ambientali, ma rimane sempre insoluto il problema delle coperture in amianto che sono sul territorio".L’incubo, però, non è mai finito per gli ex dipendenti che si sono ammalati e per i familiari delle vittime di Rubiera, che oggi hanno raggiunto Torino assieme al vicesindaco del comune reggiano. Molti di loro si sono costituiti parte civile, ed hanno affollato l’Aula magna del Tribunale. Il pubblico, proveniente anche dagli altri paesi colpiti dalla strage, era così numeroso che per seguire l’udienza è stato fatto accomodare in tre diverse aule. L’attenzione di tutti era rivolta al maxi schermo, su cui campeggiava il presidente del tribunale Giuseppe Casalbore.Gli imputati sono il miliardario svizzero Stephan Ernest Schmidheiny ed il barone belga Jean Marie Luis Ghislain De Cartier De Marchienne, a cui si contesta di aver omesso di collocare – nei 4 stabilimenti italiani – impianti, apparecchi e segnali destinati a prevenire malattie, ed in particolare patologie da amianto come carcinomi polmonari, mesoteliomi pleurici e peritoneali o asbestosi. Entrambi stamattina non erano presenti in aula, per l’apertura di quello che da molti è considerato un tipo di processo ancora inedito in Europa, a partire dalle sue dimensioni. Sono coinvolte intere città e comunità, il risarcimento richiesto ammonta a 5 miliardi di euro e le pagine processuali sono 220 mila. Per rendere l’idea, saranno necessarie due udienze solo per fare l’appello delle 4500 parti civili. Una di queste è la Regione Emilia-Romagna, che si è costituita sin dalla prima fase istruttoria. E che seguirà tutto il percorso processuale con una rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente. "Siamo molto attenti a questo processo – ha detto l’assessore Lino Zanichelli da Bruxelles – anche perché ha assunto un carattere emblematico nel nostro Paese e in Europa. Il suo esito avrà ripercussioni importanti in tema di diritti ambientali e di salute dei lavoratori, diritti troppo spesso violati. Siamo, dunque, fiduciosi nella giustizia e nel contempo proseguiremo l’impegno per la bonifica dell’amianto nelle strutture e luoghi di lavoro dove è ancora presente". Anche la Provincia di Reggio Emilia si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Ernesto D’Andrea. La decisione era stata presa nel novembre 2008, all’unanimità, e oggi il legale ha incassato una prima vittoria. Il giudice ha infatti accolto la sua richiesta, depositata nei giorni scorsi, di citare in giudizio anche l’Unione Europea, "per le disposizioni contraddittorie in materia di amianto, che da un lato riconoscevano la pericolosità di tale sostanza, ma dall’altro lato lasciavano un ampio margine di discrezionalità agli Stati membri".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet