Errani ricompatta i governatori: “Berlusconi ascolti le nostre ragioni”


BOLOGNA, 11 LUG 2010 – Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani apre alla possibilità di un accordo con il Governo sulla manovra finanziaria e ricompone lo strappo interno che si era creato con i governatori leghisti. "Se ci sono proposte concrete le valuteremo con grande attenzione", ha detto Errani sull’ipotesi avanzata da alcuni ministri del governo, tra i quali Umberto Bossi, che i tagli alle Regioni vengano ridotti."Il nostro giudizio – ha scritto Errani in un appello al Governo – è fermo e chiaro: la manovra così com’è non è sostenibile. Come abbiamo detto venerdì, dopo l’incontro con il presidente del consiglio, le regioni non rinunciano a lavorare e a confrontarsi con il governo anche nei prossimi giorni per cambiare la manovra rendendola più equa ed equilibrata". "Ciò che è in discussione in sostanza – prosegue – è la possibilità di sostenere i servizi per i cittadini e le imprese e a questo non possiamo e non vogliamo venir meno, esercitando pienamente le nostre competenze ma sapendo che ad esse, come stabilito dall’art 119 della costituzione, devono corrispondere le necessarie risorse". "Confermando quindi – conclude Errani – lo spirito di piena collaborazione istituzionale delle regioni lanciamo ancora un appello al presidente del consiglio e al governo perchè si ascoltino le nostre buone ragioni e si evitino conflitti istituzionali di cui il paese non ha alcun bisogno in un momento decisivo per i conti pubblici e per il federalismo fiscale".Sulla stessa linea si è piazzato anche il Roberto Formigoni, che ha dichiarato che i governatori sarebbero pronti a firmare "domani mattina" una proposta che vedrebbe una riduzione dei tagli di circa un miliardo di euro, cifra ipotizzata proprio da Bossi. Ad oggi, tuttavia, la proposta non è ancora stata formalizzata.Errani ha inoltre ribadito la compattezza del fronte dei governatori, che aveva subìto uno sbandamento sulla proposta di restituire le deleghe al governo centrale. I due governatori leghisti di Piemonte e Veneto, infatti, si erano subito tirati indietro: "Noi siamo per il federalismo, se restituissimo le deleghe la Regione rimarrebbe una scatola vuota" aveva dichiarato il veneto Luca Zaia.

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