Errani humanum est


BOLOGNA, 7 SET. 2009 – Amanti del buon governo contro paladini del cambiamento: sembra tutto pronto per l’ennesimo scontro in casa Pd. La battaglia, questa volta, si gioca in Regione e ruota attorno a Vasco Errani. Da una parte ci sono i successi ottenuti nei suoi dieci anni di Governo, dall’altra la sua eventuale candidatura – la quarta – a Presidente dell’Emilia-Romagna nelle elezioni della prossima primavera. La sfida è appena cominciata, ma si annuncia piuttosto dura. E, sovrapponendosi alla corsa per la segreteria nazionale del Partito, riserverà di sicuro numerosi colpi di scena.L’ultimo a intervenire al riguardo è stato Piero Fassino, coordinatore della mozione Franceschini in vista del congresso di ottobre. "Il nostro candidato è Vasco Errani", ha detto a Bologna in una conferenza stampa, liberando così il campo dagli altri possibili nomi circolati negli ultimi giorni per la presidenza della Regione. No, dunque, a Mariangela Bastico, che però resta in corsa per la segreteria regionale del Partito democratico. Ma no, soprattutto, allo stesso Dario Franceschini, di cui si ipotizzava un ritorno a casa in caso di sconfitta nel duello con Bersani. "Gli amministratori vanno giudicati prima di tutto per quello che hanno fatto e per come hanno governato – ha aggiunto Fassino – E se c’è una cosa che è certa è che l’Emilia-Romagna è una delle regioni che è stata meglio governata in Italia, lo dicono le cifre". Ripartire, dunque, " dal più alto numero di nidi e materne, dalla migliore sanità, dalla rete di servizi per gli anziani più sviluppata, da un’attenzione particolare alle famiglie che hanno disabili in casa e da una robusta esperienza di sostegno alla piccola e media impresa". Insomma da tutte quelle "politiche giuste" portate avanti da Errani, che secondo i franceschiniani sono più importanti della necessità di rinnovare la classe dirigente. Una posizione condivisa, tra l’altro, da Romano Prodi e dai seguaci di Bersani, che spingono perché l’attuale governatore si renda presto disponibile al quarto mandato, in maniera da tagliare le ali alle ambizioni di altri eventuali pretendenti.A pensarla diversamente è, invece, il deputato Pd Salvatore Vassallo, che prima di diventare professore di scienza politica è stato dirigente nazionale degli universitari cattolici. Lui cita lo statuto del Partito, secondo cui non è possibile candidarsi a più di due mandati per la stessa carica amministrativa, e ricorda che la riconferma di Errani non può prescindere da "una deroga pesante da parte dell’assemblea regionale"."Quella norma ha un senso preciso – ha spiegato qualche giorno fa il parlamentare democratico – perché chi governa già da 10 anni tende ad aver esaurito la sua capacità di rinnovamento, per quanto sia un autorevole amministratore. Anche Tony Blair, in condizioni simili, ha deciso di cambiare mestiere. La deroga che riguarda Errani sarebbe tra l’altro particolarmente pesante, perché ha già governato addirittura per due mandati e mezzo. Se vuole farlo se ne può discutere, ma deve ottenere il sì dei due terzi dell’assemblea regionale". Ma non finisce qui. Perchè, per i seguaci del rinnovamento, se anche il governatore ottenesse la deroga dovrebbe comunque passare attraverso le primarie. "Non sono obbligatorie, quando si ripresenta un amministratore uscente – ha aggiunto Vassallo – Ma in questo caso sarebbe meglio farle proprio perché si candida qualcuno che ha già governato a lungo". Gli fa eco il capogruppo Pd in Regione Marco Monari, che pur ribadendo il suo sostegno a Errani – "al momento la sua è la candidatura più forte" –  considera necessaria una consultazione popolare: "Se fossi nel presidente sarei il primo a chiedere le primarie. E’ in una posizione di forza e non dovrebbe averne paura. Ne riceverebbe la giusta legittimazione".Ecco dunque scesi in campo i due schieramenti, quello pro e quello contro l’Errani-quater. Anche questa volta la sinistra non ha resistito a quella forza misteriosa che la porta sempre a dividersi e a cercare lo scontro fine a se stesso, perdendo di vista il problema. Stando dietro alle voci che si levano prima da una parte e poi dall’altra, nessuno sembra essersi infatti reso conto del fatto che il diretto interessato non ha ancora parlato. Il suo silenzio, comunque, non dovrebbe durare a lungo: il governatore ha fatto capire che scioglierà il nodo sulla sua candidatura alle regionali prima del congresso nazionale.

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