Erboristerie oltre la crisi


Un settore che tiene e che consolida posizioni, nonostante la crisi anche sul nostro territorio. Che poggia su peculiarità per così dire ‘naturali’, tra le quali spicca un valore aggiunto ad hoc, potremo dire in questo caso: il rapporto umano che si instaura prima di tutto tra operatore e cliente; consigli disinteressati che elevano la professionalità di chi fa questo mestiere. Il settore in questione è quello degli erboristi. “Sorto oltre 40 anni fa, l’erborista oggi è a tutti gli effetti un punto di riferimento ben riconoscibile per quanti cercano rimedi naturali – precisa UNERBE-Confesercenti Modena, sigla che rappresenta la categoria – Non parliamo ovviamente di grandi numeri: in città e sul territorio sono infatti in tutto 54 gli esercizi in attività”.

 

 

Guardando all’ambito nazionale le imprese del settore risultano essere 4315, guidate nel 67,2% dei casi da donne e nel 10,6% da giovani; mentre il giro d’affari raggiunge i 600 milioni di euro l’anno ovvero lo 0,4% del totale della spesa delle famiglie per beni di largo consumo. “La richiesta di prodotti naturali da parte dei consumatori tiene, anzi tende a crescere in alcuni periodi dell’anno, come in estate, con il ricorso a protezioni solari, integratori salini, estratti vegetali per coadiuvare le funzioni circolatorie e repellenti per le zanzare” precisa Paola Paltrinieri, presidente UNERBE Modena come premessa all’attuale situazione modenese del settore.

 

 

E anche in questo caso sono i numeri ad identificare bene l’andamento locale che può essere definito sostanzialmente stabile da almeno tre anni, malgrado le difficoltà che continuano a martoriare il settore del commercio. 54, al 31 marzo 2014 gli esercizi in attività – mentre 56 quelli al 31/12/2013 contro i 55 dei due anni precedenti (2011 e 2012). Si tratta principalmente di imprese individuali, condotte da donne nel 78% dei casi. Poche, come dal quadro nazionale, le imprese guidate da giovani (>35anni): 6 in tutto in cui i titolari hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. La maggioranza, e cioè l’87% circa, ha titolari con un età che va dai 35 ai 74 anni – con il numero maggiore però (e sono 41 in questo caso su un totale di 54 imprese in attività) con un’età compresa tra i 45 e i 64 anni. Utile ricordare inoltre che non mancano nemmeno in quest’ambito nemmeno le attività straniere che risultano essere 3. Guardando allo ‘storico’ infine si rileva che la prima erboristeria aperta sul territorio risale al 1970, mentre un vero e proprio incremento di aperture è avvenuto nel periodo compreso tra gli anni 2000 e 2009: 25 quelle aperte in quegli anni.

 

 

“Il nostro risulta essere un settore che tiene anche perché livello di professionalità si è di molto elevato. A dimostrarlo, consigli pratici d’impiego, la qualità, lo studio e la formazione costante soprattutto già in diversi casi la capacità di realizzare prodotti di produzione propria alcuni dei quali oggi certificati anche UNI-ISO”, spiega Paltrinieri portando come esempio, nel caso specifico modenese la realizzazione di prodotti attraverso l’utilizzo dei tipici del territorio come il mirtillo nero del Frignano.

 

 

Ma nonostante la resistenza alla crisi economica, il settore dell’erboristeria vive da lungo tempo una condizione di scarsa chiarezza normativa. “Continua ad esserci grande confusione in relazione alla definizione del prodotto erboristico e soprattutto alla figura dell’erborista; fattore che mina le possibilità professionali ed occupazionali dei laureati in tecniche erboristiche. C’è necessità di un riordino dell’intera filiera erboristica, dalle coltivazioni al riconoscimento della figura professionale dell’erborista. Dovrebbe essere un’occasione per mettere a punto, con le parti interessate, le nostre proposte di modifica, basate sulla conoscenza del settore, degli operatori e soprattutto dei rischi e dei benefici che possono derivare da un corretto uso e commercializzazione dei prodotti erboristici. Crediamo sia ora che si riveda la normativa del settore tuttora vigente , ormai antiquata, sulla base degli interessi e della salute dei consumatori, e non di interessi di categorie che vedono come una minaccia la crescita e l’espansione delle erboristerie e lo sviluppo di una professione per troppo tempo non debitamente riconosciuta”, conclude Paltrinieri.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet