Epifani a Reggio: la crisi segnerà profondamente l’Italia democratica


REGGIO EMILIA, 13 MAG. 2009 – L’intervento del segretario generale CGIL Guglielmo Epifani ha concluso al Centro Internazionale Malaguzzi di Reggio la giornata di discussione sul tema "Rappresentare il lavoro e i soggetti sociali deboli" organizzata dalla CGIL provinciale con la collaborazione del Centro Studi R60.Un’occasione di confronto che ha visto la partecipazione di numerosi studiosi ed esponenti della politica sulla centralità che assumono oggi la questione del lavoro e le sue trasformazioni, sia nella riflessione interna al sindacato (per disegnare le prospettive future), sia nel rapporto diretto con la politica, di fronte alle difficoltà che sta attraversando la sinistra nel nostro paese.Epifani ha esordito dicendo che c’è un grande bisogno di confronto tra il mondo del lavoro e il corpo del sistema della rappresentanza politica. "La crisi non è finita e segnerà profondamente il nostro tempo". Ma secondo il numero uno della CGIL questa crisi non è un fatto astratto, anzi. "Ha segnato profondamente la condizione delle persone allargando le diseguaglianze: se una parte del paese ha mantenuto la stessa capacità di reddito, c’è invece chi soffre enormemente. Si allarga dunque la forbice tra chi è stato penalizzato e chi non lo è".Epifani ha detto che in questa condizione il Governo dovrebbe "sostenere e aiutare la parte più debole del Paese ad attraversare la crisi, dovrebbe aiutare il sistema economico a fare le scelte per il dopo-crisi". Invece in Italia politiche industriali e delle infrastrutture sono inesistenti:"Sulla politica industriale il Governo non sta facendo letteralmente nulla, a partire dalla vecenda Fiat. Non è questa la scelta del governo degli USA e non è la scelta del governo tedesco". "Nel nostro paese il settore petrolchimico è in grave sofferenza, ma non si fa nulla per evitare la chiusura. Non ci sono idee chiare neppure sul fronte della ricerca e della scuola. Le prospettive per il dopo crisi sono buie: si ripartirà contraendo e riducendo l’occupazione".Le conclusioni a cui giunge Epifani sono drastiche: "Dentro l’attuale scenario, l’accordo separato sul modello contrattuale è già finito in partenza. Alla politica – prosegue il segretario CGIL – è consegnata la responsabilità di dare un valore etico alle risposte a questa crisi.Ci sono dei momenti in cui devi decidere da che parte stare". Epifani ha parlato dell’importante ruolo che il sindacato gioca nella rappresentanza del lavoro e dei soggetti sociali più deboli sostenendo la necessità di ripartire dal basso per ricostruire un rapporto con la gente: "Per ragioni culturali, la condizione di lavoro è percepita come fondante solo per una parte di persone. Si sta diffondendo una cultura individualista: per questo bisogna tornare a stare in mezzo alle persone. Se non c’è fiducia nel futuro, non ci sono ipotesi di cambiamento per le quali chiedere alle persone di battersi".

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