Entrare in transizione


GIOVEDI’ 20 AGO 2009 – Rendere la propria città una transition town è un’operazione difficile, perché l’obiettivo da raggiungere è molto ambizioso. Tuttavia non servono particolari finanziamenti, né appoggi politici di alto livello, né formare un gruppo di migliaia di persone e nemmeno essere esperti in tematiche ambientaliste.Come spiegato nei 12 passi teorizzati dall’ideatore della teoria Rob Hopkins, entrare nella transizione vuol dire innanzitutto creare un piccolo gruppo dirigente, di 4 o 5 persone, che conduca la fase iniziale del progetto e che guidi la formazione dei sottogruppi, dai quali poi saranno prese le persone per il nuovo gruppo dirigente, che sostituirà il primo. Ciascun sottogruppo si deve occupare di ambiti molto specifici: il cibo, l’acqua, i rifiuti, l’energia, i trasporti… Ciascuno di essi dovrà organizzare delle iniziative per ridurre il consumo energetico e di carburanti nel proprio settore.Più importante ancora è però sviluppare la consapevolezza dei concittadini sui problemi legati ai cambiamenti climatici, al surriscaldamento globale e alla teoria del picco del petrolio. Per questo, il gruppo deve organizzare eventi, proiezioni di documentari e presentazioni pratiche e visibili del progetto.Il movimento della transition pone al centro della propria strategia internet e le sue possibilità di scambio di esperienze e di informazioni tra le varie comunità che si lanciano verso la transizione. Tuttavia, raccomanda Hopkins, è fondamentale per la riuscita del progetto che la comunità ascolti anche la voce dei più anziani, che sono gli unici ad aver vissuto anche un’era diversa da quella consumistica attuale, e che quindi possono dare un grande contributo. E’ altresì di vitale importanza essere capaci di creare un ponte tra il gruppo base e la dirigenza politica locale, perché il progetto superi la dimensione "personale" e diventi a tutti gli effetti collettivo.Nessuno può dire, ovviamente, quanto tempo possa impiegare il gruppo per trasportare effettivamente una città in una nuova era. Come si legge sul sito ufficiale della transizione, "abbiamo il piano della nostra rivoluzione dalla A alla D, ma nessuno ha un’idea precisa di come si faccia ad arrivare alla Z".Lanciare un’iniziativa di transizione nella propria città, inoltre, non è sufficiente a essere dichiarati "transition town". Esiste infatti un elenco ufficiale di città entrate in transizione, tra le quali figura una sola italiana, Monteveglio, in provincia di Bologna. Per entrare nell’elenco bisogna sottoporre allo staff internazionale del transition project la propria iniziativa. La città entrerà ufficialmente in transizione se il progetto rispetta i seguenti criteri:1. avere la consapevolezza che il picco del petrolio e i cambiamenti climatici sono legati indissolubilmente2. un gruppo di 4-5 persone (non una sola) che vogliano proporsi nei ruoli guida3. almeno due persone tra essi che siano disposte a seguire un corso di due giorni (per ora da tenersi a Totnes, in Inghilterra, ma presto anche in altri Paesi)4. un collegamento potenzialmente forte con il consiglio cittadino5. la consapevolezza di cosa sono i 12 stadi per diventare una transition town6. l’impegno a chiedere aiuto quando dovesse rivelarsi necessario7. l’impegno a comunicare costantemente sul web (sul proprio sito o su quello fornito dalla transition) lo sviluppo del proprio progetto8. l’impegno a partecipare periodicamente alle discussioni sul blog ufficiale9. l’impegno a effettuare almeno due presentazioni presso comunità vicine che stiano valutando di entrare anche loro nel progetto, spiegando che cosa si è fatto fino a quel momento10. l’impegno a stare in contatto con le altre transition town11. l’impegno a collaborare con loro12. la garanzia che il conflitto d’interessi nel team base sia minimo13. l’impegno a operare con il Transition Network per ottenere fondi14. l’esclusione dei gruppi politici estremisti e intolleranti dagli organismi direttivi15. il riconoscimento che perché l’intera nazione si avvii alla transizione bisogna partire dalle comunità16. almeno una persona nel gruppo dirigente abbia seguito un corso di permacoltura, cioè  la progettazione di insediamenti umani che imitino il più possibile gli ecosistemi naturali, in modo che siano perfettamente ecocompatibili.

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