Enia + Iride, Reggio Emilia dice sì al 51% pubblico


REGGIO EMILIA, 1 APR. 2010 – Una soglia che tutela i cittadini da un’eventuale egemonia dei privati sul controllo di servizi pubblici quali la gestione idrica, la distribuzione del gas e la raccolta dei rifiuti. E’ il 51% di capitale sociale che per statuto dovrà restare ai Comuni nella nuova multiutility Iren, il colosso formato dall’unione tra la piemontese e ligure Iride e l’emiliana Enia. Dopo Genova e Torino, l’approvazione della clausola è arrivata anche da Reggio Emilia, approvata ieri in Consiglio comunale. Non senza proteste da parte di un gruppo di rappresentanti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che hanno appeso striscioni e cantato slogan all’insegna del "no ai profitti sull’acqua" e del "sì all’acqua pubblica senza se e senza Spa".A preoccupare i contrari ad ogni tipo di privatizzazione delle società che gestiscono gli acquedotti, il fatto che un 51% in mano pubblica non è una garanzia sufficiente a mantenere saldo il controllo da parte dei Comuni su di un servizio di vitale importanza. Dietro l’angolo, poi, c’è il decreto Ronchi che impone per legge la messa a gara delle società che gestiscono i servizi idrici, lasciando agli enti locali quote societarie ben al di sotto del 51%. Intanto il processo di fusione tra Enia e Iride, iniziato molto prima dell’approvazione di questo decreto, deve andare avanti."Con questa operazione accettiamo la sfida di stare sul mercato con un’azienda pubblica" ha detto il sindaco Delrio motivando la delibera sul 51% discussa in Consiglio comunale. "Porteremo in questa nuova avventura industriale – ha proseguito il primo cittadino – l’esperienza del nostro territorio, perché con Iren non ci scioglieremo come è successo ad alcune realtà confluite in A2A (il colosso multiservizi della Lombardia, ndr), ma rimarremo un riferimento forte per il territorio per creare ricchezza e occupazione".

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