Enia-Iride. Fusione congelata. Torino dà la colpa a Genova


28 APR. 2009 – Finale al cardiopalma per il progetto di fusione tra Iride ed Enia, le multiutility del nord ovest. Il termine ultimo per concludere le trattative da parte dei due gruppi scade domani e ancora a Torino la situazione non si smuove. Sotto la Mole potrebbe slittare l’assemblea degli azionisti di Iride, convocata oggi alle 17 per approvare l’operazione. Questo perché a slittare per primo è già stato il consiglio comunale del capoluogo piemontese. Un accorpamento di un migliaio di emendamenti presentati da gruppi di maggioranza e opposizione ha impedito ieri notte la conclusione dei lavori dell’assemblea cittadina che riprendono domani alle 16. La nuova convocazione è stata decisa stamani dai capigruppo della Sala Rossa. La Città di Torino non ha quindi, al momento, il mandato dell’assemblea elettiva per dare il via libera al progetto di fusione per incorporazione dell’emiliana Enia in Iride, la società nata a sua volta dalla fusione tra l’Aem di Torino e l’Amga di Genova. “Ormai ci sono gli estremi perché della fusione non se ne faccia più nulla e siamo abbastanza sfiduciati” ha sbottato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. E anziché prendersela con l’ostruzionismo architettato dall’opposizione, se l’è presa con la collega di genova Marta Vincenzi. “Questo pasticcio l’ha combinato Genova – sono state le parole di Chiamparino – sono sempre stato favorevole a questa fusione, non sono io che ho cambiato le carte in tavola”. Il riferimento è alla richiesta del sindaco di Genova Vincenzi, la quale vuole che dopo la fusione venga stabilito da tutti i Comuni azionisti che il controllo del nuovo colosso sia pubblico per una quota non inferiore al 51% del capitale.Anche a Genova ieri si è tenuta una maratona in consiglio comunale, che si è conclusa poco prima delle otto di stamattina. “Solo” 353 gli ordini del giorno e 125 gli emendamenti del centrodestra presentati. "Mi auguro per il 2012 di avere la possibilità di vincere e di non subire le gare e nel frattempo vedere come separare la rete dall’erogazione del servizio. State certi che il consiglio comunale non sarà espropriato dei suoi poteri" ha spiegato il sindaco Marta Vincenzi.La cosa strana è che Vincenzi, nel corso della seduta del consiglio, si è auspicata una legge nazionale sulla ripubblicizzazione dell’acqua. Sarà stata forse la tarda ora. O forse ha letto per sbaglio un volantino distribuito da qualcuno dei sostenitori del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua presente in municipio. C’è un po’ di confusione nella testa del sindaco di Genova. Non sono proprio la stessa cosa fare la corsa per approvare una fusione tra due ex municipalizzate e augurarsi una legge italiana che riporti l’acqua completamente in mano pubblica. Di questa proposta sarebbe bello anche conoscere cosa ne pensa Chiamparino.

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